domenica 19 aprile 2026

Maurizio De Giovanni – In fondo al tuo cuore (ed. Einaudi Stile Libero BIG)

  

Leggere Maurizio De Giovanni è come entrare in una Napoli sospesa nel tempo, un luogo dove il sole picchia duro sulle strade affollate e le ombre delle anime che si allungano oltre il visibile. In questo capitolo dedicato al commissario Ricciardi, e al fedele brigadiere Maione, l'autore ci riporta in quel vortice di crimini e sentimenti che è il cuore pulsante della serie. Ma qui, più che mai, l'indagine su un omicidio diventa solo il filo conduttore di un intreccio più intimo, dove le vite private dei protagonisti irrompono con la forza di un temporale improvviso.

Ricciardi, con quel suo dono maledetto di sentire i lamenti dei morti, si trova diviso tra il dovere e il personale. Un caso di sangue lo reclama, ma la sorte lo strappa via: Rosa, la figura materna che lo ha sempre avvolto nel suo calore, è in bilico tra la vita e la morte in un letto d'ospedale. E come se non bastasse, Enrica, la donna che ha scelto di amare, ha varcato la soglia di casa per non tornare. È un Ricciardi ferito, questa volta, non solo dal peso dei trapassati ma da crepe che si aprono nel suo mondo fragile. De Giovanni sa dosare queste tensioni con maestria: non urla il dramma, lo lascia filtrare piano.

Accanto a lui, Maione, il brigadiere dal passo pesante e dal cuore onesto, combatte le sue battaglie private. Il sospetto di un tradimento da parte della moglie Lucia lo rode, lo distrae, lo rende umano fino al midollo. Ricciardi e Maione non sono eroi infallibili, ma uomini che inciampano nei propri affetti mentre inseguono la verità su un delitto che profuma di gelosia e vendetta.

De Giovanni orchestra tutto con un ritmo serrato, alternando l'indagine poliziesca, ai momenti di quiete domestica che feriscono di più. Napoli non è solo uno sfondo: è un personaggio, con i suoi vicoli stretti, le superstizioni e quel fatalismo che Ricciardi incarna alla perfezione. Non è un giallo puro, questo libro; è un'esplorazione dell'anima, dove il cuore si mette a nudo, traditore e vulnerabile.

Frasi sottolineate

L’imbarco era iniziato. Tra chi rimaneva a terra qualcuno piangeva, ma, si rese conto con orrore, non piangeva nessuno tra quelli che stavano partendo; al massimo, salendo la scaletta, si giravano a guardare e salutavano alzando il braccio. Piange chi resta, non chi parte, pensò.

I cani non sono come le donne, mia bella signora. Dànno il cuore e non lo riprendono mai indietro.

 

domenica 12 aprile 2026

Anne Holt – Quale verità (trad. Margherità Podestà Heir – ed. Einaudi Stile Libero Big)

Hanne Wilhelmsen comincia a sentire il peso del proprio ruolo nella polizia. Non è solo il fardello delle indagini, quel ritmo incalzante che consuma le giornate e le notti. È il suo passato, innanzitutto: un'eredità di silenzi e scelte che le si appiccicano addosso come un'ombra. Il suo carattere, introverso, tagliente, refrattario ai compromessi, non la agevola nel lavoro di gruppo, in quel teatro di voci e ambizioni che è un commissariato. E poi ci si mette di mezzo il Natale, con tutto quello che comporta per una persona che preferisce il silenzio alla confusione: le luci artificiali, i pranzi obbligati, il chiasso che riempie i vuoti senza colmarli davvero.

Tutto questo fa da sfondo a un quadruplice omicidio, un caso che si presenta limpido, quasi troppo. Gli assassini, o l'assassino, sono individuati nell'arco di pochi giorni, con la rapidità di un'illuminazione. La verità sembra quella davanti agli occhi di tutti: evidente, incontrovertibile, pronta per essere archiviata sotto la voce "chiuso". Eppure, Hanne non si ferma lì. Lei scava, come fa sempre, con quella tenacia che rasenta l'ostinazione. Si chiede se non ci sia un'altra verità, una che solo lei intravede, nascosta nelle crepe del visibile. È il fascino di Anne Holt: non dà risposte facili, costringe a dubitare insieme alla sua protagonista. Hanne non è un'eroina da action, non spara né corre; è un'intellettuale in divisa, una che legge i silenzi meglio delle confessioni.

In "Quale verità", Holt dipinge Oslo sotto la neve natalizia non come un idillio, ma come un palcoscenico per le fragilità umane. Il ritmo è serrato ma mai affannoso, le pagine si voltano da sole perché ogni rivelazione ne nasconde un'altra. E Hanne, con i suoi demoni privati è il cuore pulsante del romanzo. Non è solo un'indagine: è un'esplorazione dell'incertezza, di come la verità ufficiale possa essere solo un velo su abissi più profondi.

 Quale verità - Anne Holt - copertina

domenica 5 aprile 2026

Lee Child – Vendetta a freddo (trad. Adria Francesca Tissoni – Ed. TEA)

  

Ho letto "La vendetta a freddo" di Lee Child dopo aver divorato la serie TV, e confesso che l'impatto è stato come entrare in un ring con un avversario che conosci già troppo bene: familiare, ma con qualche pugno che non arriva dritto come ti aspetti. Jack Reacher, quel gigante solitario con l'istinto da falco, si ritrova coinvolto quando un cadavere torturato e gettato da un elicottero in volo nei boschi: non un estraneo, ma un ex compagno della sua vecchia unità investigativa, il 110th Special Investigators. La squadra si riunisce ancora una volta, e Reacher osserva, calcola, anticipa. Resta lì, immutato, a scrutare il mondo con occhi che vedono oltre le apparenze. È il suo marchio, il fascino che non svanisce, anche quando il resto barcolla.

Il problema, però, è che il libro si presenta caotico, come un'indagine con troppi vicoli ciechi e pochi lampioni accesi. La trama si dipana in un intreccio di ombre – vendette gelide, segreti sepolti, mosse anticipate solo da Reacher – ma spesso perde chiarezza, saltando da un sospetto all'altro senza quel ritmo secco che ti inchioda alla pagina. Venendo dalla serie, con le sue immagini nitide e il montaggio serrato, qui ho sentito un sottotono: manca la tensione palpabile, quel brivido che ti fa voltare la pagina di corsa. Reacher risolve tutto con la solita maestria, prevedendo le mosse nemiche come un giocatore di scacchi cieco, ma il percorso per arrivarci è confuso, quasi distratto.

Non è un fallimento, sia chiaro. Child sa ancora come dipingere un eroe che cammina da solo, e quel appeal resta intatto: Reacher è l'uomo che non ha bisogno di parole, solo di fatti. Ma se lo scopri prima dai telefilm, rischi di trovare il romanzo un po' spento, un'eco lontana della macchina da guerra che è la serie. Per i fan puri, vale comunque la pena; per chi arriva da lontano, forse meglio rimandarlo a un pomeriggio pigro.

 

Vendetta a freddo - Lee Child - copertina 

domenica 29 marzo 2026

Luca Perri – Astrobufale (ed. BUR, Rizzoli)

  

C’è un momento, nella vita di chiunque abbia mai alzato gli occhi al cielo con un misto di stupore e sospetto, in cui ci si rende conto che l’universo non è solo stelle e galassie, ma anche un terreno fertile per le più fantasiose invenzioni umane. È in quel momento che libri come Astrobufale di Luca Perri diventano non solo utili, ma necessari. Perri, astrofisico con l’anima di un divulgatore e il piglio di un investigatore, ci guida in un viaggio tra le bufale cosmiche che popolano il nostro immaginario.

Leggere Perri è come sedersi con un amico colto, di quelli che non ti annoiano con tecnicismi ma ti smontano le credenze con una logica affilata e un sorriso. Prendete la storia l’astrologia, quel grande inganno che ci fa credere di essere predestinati dalle stelle: Perri la riduce a ciò che è, un esercizio di conferma selettiva, con esempi quotidiani che ti colpiscono come un pugno bene assestato.

Il libro è una chiacchierata, piena di curiosità scientifiche e di quel senso dell’umorismo che ti fa ridere mentre impari. Perri sa che la scienza non è dogma, ma metodo: dubitare, verificare, ripetere. E in un’epoca di fake news galattiche, dove TikTok e YouTube sparano teorie più veloci della luce, Astrobufale è un antidoto perfetto.


Frasi sottolienate

Benjamin Franklin diceva: «Tre persone possono tenere un segreto, se due di loro sono morte».

Io non sono un biologo. Anzi, il Cielo me ne scampi! Secondo i fisici, infatti, i biologi trattano le cose molli; vanno pertanto guardati con biasimo. Un po’ come i chimici, che studiano le cose puzzolenti. O i geologi, che leccano i sassi. O, roba da far accapponare la pelle, gli ingegneri, che fanno le cose senza capire la teoria che c’è dietro. Come avrete capito, la visione del mondo da parte dei fisici è del tutto libera da pregiudizi e improntata alla collaborazione e al rispetto per le altre discipline.

 Astrobufale. Tutto ciò che sappiamo (ma non dovremmo sapere) sullo spazio - Luca Perri - copertina

domenica 22 marzo 2026

Samantha Harvey – Orbital (trad. Gioia Guerzoni ed. NNE)

  

Immaginate di orbitare intorno alla Terra, sospesi in una stazione spaziale, per una giornata intera. Niente terraferma sotto i piedi, solo il pianeta che gira lento, indifferente. Samantha Harvey, con Orbital, ci porta lì, in quel vuoto rarefatto, e lo fa senza trucchi, senza trame che inseguono colpi di scena. È un romanzo che sfugge alle scatole, un flusso di pensieri puri, intrecciati tra scienza, filosofia e una poesia che non urla, ma sussurra.

Sei astronauti, ognuno con il suo bagaglio di ricordi e silenzi. Non li vedrete agire, non sentirete dialoghi taglienti. Li conoscerete attraverso i loro pensieri frammentati, che emergono come echi in una capsula isolata. La prosa di Harvey è limpida, precisa, con quella meraviglia quieta che ti prende alla gola: continenti che scivolano via, tempeste che nascono e muoiono, città che pulsano come stelle finte contro il nero. Da lassù, la Terra si mostra nuda, fragile, senza confini né bandiere. Ti ridimensiona, ti fa sentire piccolo, ma ti sveglia a una consapevolezza che brucia piano.

C’è un tema che mi ronza in testa, rileggendo queste pagine: il nostro rapporto con il mondo. Vista da fuori, la Terra è una, indivisa, vulnerabile. Harvey non te lo sbatte in faccia con prediche; ti invita a pensarci, a misurare quella distanza emotiva. Quanto cambia tutto, quando guardi il pianeta come un estraneo? E noi, quaggiù, siamo davvero consapevoli di cosa stiamo perdendo?

Non è un libro per chi vuole azione, per chi divorare storie veloci. Richiede tempo, lentezza, come un’ossessione che si sbroglia da sola. Può spiazzarti, se cerchi eroi o intrecci. Ma se ti lasci andare al suo ritmo ipnotico, ti regala un’esperienza che resta, meditativa, profonda. Uno di quei rari romanzi che, finite le pagine, ti lasciano a fissare il soffitto, a interrogarti sul tuo posto in questo giro cosmico.

Orbital - Samantha Harvey - copertina 

domenica 25 gennaio 2026

Lee Child - L'ora decisiva (trad. Adria francesca Tissoni, ed. Longanesi)

  

Con L’ora decisiva, Lee Child offre alla serie di Jack Reacher un romanzo che gestisce la tensione come un avvocato durante un controinterrogatorio: con sottrazione, precisione e senza alzare la voce. Questo è uno dei capitoli più cupi della saga, ma anche uno dei più controllati. Qui, il thriller non si genera solo dall’azione, ma dal modo in cui il tempo viene compresso, trasformandosi in una pressione morale.

La storia inizia in una cittadina del South Dakota, bloccata da una tempesta di neve che non è solo uno sfondo, ma una vera e propria condizione narrativa. Reacher arriva lì per caso, come sempre. E, come sempre, il caso si rivela essere una forma mascherata di destino. Deve proteggere un’anziana donna, testimone chiave in un processo contro un cartello della droga. Mancano sessantuno ore all’udienza. Sessantuno ore non sono molte, ma sono sufficienti perché tutto possa andare storto.

Il conto alla rovescia è il vero motore del romanzo. Ogni decisione viene presa sotto la minaccia del tempo che scorre, costringendo i personaggi e il lettore a confrontarsi con una domanda semplice ma scomoda: cosa è davvero necessario fare quando non c’è spazio per l’errore?

L’atmosfera claustrofobica è uno degli elementi più riusciti del libro. Il freddo, le strade bloccate e l’isolamento geografico creano un senso di accerchiamento costante. A questo si aggiunge un dettaglio fondamentale: Reacher non sa di chi fidarsi. Il cartello ha uomini infiltrati nella polizia locale, e l’idea stessa di protezione istituzionale perde di significato. In questo contesto, il paesaggio diventa un alleato del crimine e un nemico della giustizia.

Jack Reacher rimane fedele a sé stesso: lucido, essenziale e radicale nel suo senso di giustizia. Non si perde in spiegazioni superflue, né cerca redenzione. Agisce. E proprio questa essenzialità, quasi una forma di rigore etico, è ciò che rende il personaggio ancora affascinante, nonostante la sua serialità.


Frasi sottolineate

Una serie di massime di Reacher, come vuole essere chiamato lui. “Spera in bene, preparati al peggio. Mai perdonare, mai dimenticare. Fallo una volta e fallo bene. Raccogli quello che semini. Un piano va all’aria non appena parte il primo sparo. Proteggere e servire. Non sei mai fuori servizio. Prima o poi dobbiamo andarcene tutti. Penso dipenda dalla forma che assume.”

L'ora decisiva - Lee Child - copertina 

domenica 18 gennaio 2026

Stefano Benni . La compagnia dei Celestini (ed. Universale Economica Feltrinelli)

 

Il romanzo di Benni inizia con una premessa che è sia semplice che inquietante: Gladonia è un paese che, a prima vista, sembra ricco e ben organizzato, ma nasconde una corruzione profonda e una profezia che aleggia come una minaccia indefinita, difficile da interpretare. È in questo scenario che si sviluppa la storia di un gruppo di bambini orfani, residenti nell’orfanotrofio dei Celestini. Non sono eroi nel senso tradizionale del termine. Sono ragazzi che desiderano qualcosa di molto concreto: giocare, sentirsi parte di una squadra, confrontarsi con il mondo.

Il loro sogno è il Campionato Mondiale di Pallastrada, uno sport inventato che, però, funge da chiara metafora. La Pallastrada rappresenta libertà, regole condivise e una passione che non ha bisogno di essere monetizzata o trasformata in spettacolo. Per realizzare questo sogno, i ragazzi fuggono dall’orfanotrofio, mentre a Gladonia arrivano squadre da ogni angolo del mondo, trasformando la città in un crocevia caotico e rivelatore.

Lungo il cammino, incontrano personaggi che sembrano usciti da una caricatura, ma che rispecchiano fin troppo la realtà: reporter cinici, prelati con segreti inconfessabili, magnati che confondono il potere con il diritto di decidere per gli altri. Benni li descrive con un’ironia tagliente, mantenendo sempre il controllo della narrazione.

Lo stile è uno degli aspetti più distintivi del romanzo. È vivace, creativo, ricco di giochi di parole e neologismi, e a tratti ricorda la leggerezza intelligente di Daniel Pennac. Ma sotto la superficie comica si nasconde un ritmo preciso, quasi giudiziario: ogni battuta, ogni colpo di scena, ogni deviazione serve a portare il lettore un passo più vicino al cuore della questione. E cioè a una domanda che rimane in sospeso anche dopo l’ultima pagina: cosa succede quando il mondo degli adulti perde il senso del gioco, e i bambini sono gli unici a ricordarlo?

 

Frasi Sottolineate

"Dice il saggio Bao Ding: se pensi che un posto sia lontano, parti e pensaci mentre cammini"

La compagnia dei Celestini - Stefano Benni - copertina