Quando ho chiuso La scelta di Sigfrido Ranucci ho avuto la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre la semplice raccolta di aneddoti professionali: è la testimonianza di un mestiere vissuto con rigore e una specie di stanca passione. Ranucci racconta le inchieste di Report come si racconta una partita difficile, dove ogni mossa è calcolata, ogni errore può costare caro, eppure non c’è mai la tentazione di drammatizzare oltre il necessario.
La sorpresa, per me, è stata scoprire quanto lavoro, spesso invisibile, ci sia dietro a ogni servizio che vediamo in televisione. Non intendo solo l’assemblea di dati e documenti, ma la pazienza, i controlli incrociati, le ore spese a verificare una versione che potrebbe essere smentita il giorno dopo. Ranucci lo narra con la precisione di chi ha imparato a non fidarsi né dei titoli brillanti né delle conferme facili.
Lo sconcerto deriva invece dalla constatazione, ripetuta nel libro, di quanto il malaffare sia capace di insinuarsi nei gangli della politica e dell’economia. Non è solo la vicenda di un individuo o di un episodio: è la percezione di una rete che tende a difendersi, a oscurare responsabilità, a far sì che certi meccanismi continuino a funzionare. È una constatazione che irrigidisce, perché mostra un’Italia in cui la trasparenza resta spesso un’aspirazione più che una pratica consolidata.
E la rabbia, infine, quella rabbia che non si placa leggendo le pagine ultime: per come certi personaggi rimangono al loro posto, per la lentezza della giustizia, per la facilità con cui si minimizzano scandali che dovrebbero essere motivo di stroncamento politico. Ranucci non indulge nello sfogo; però la sua voce, chiara e misurata, lascia emergere il disappunto. E la misura è una forza: raccontare senza urlare rende la denuncia più convincente.
A chi scrive di libri e a chi segue le inchieste televisive, consiglierei La scelta per due ragioni. La prima: è un manuale pratico, non accademico, sul lavoro d’inchiesta. La seconda: è una lettura che provoca, che mette in moto riflessioni sulla responsabilità pubblica e su che cosa significa informare correttamente in tempi in cui l’informazione è spesso vittima di semplificazioni.
Qualche appunto: talvolta il testo accumula casi in maniera quasi episodica, e chi cerca l’aulicità dell’introspezione rimarrà deluso; chi invece apprezza la sostanza, troverà pane per i suoi denti. In fondo, La scelta è la dichiarazione di chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. E questo, in tempi smemorati, vale più di una retorica ampollosa.
Frase sottolineata
Ma tutte le persone che incontriamo nella vita ci insegnano qualcosa. Alcune persino a non essere come loro.