domenica 25 gennaio 2026

Lee Child - L'ora decisiva (trad. Adria francesca Tissoni, ed. Longanesi)

  

Con L’ora decisiva, Lee Child offre alla serie di Jack Reacher un romanzo che gestisce la tensione come un avvocato durante un controinterrogatorio: con sottrazione, precisione e senza alzare la voce. Questo è uno dei capitoli più cupi della saga, ma anche uno dei più controllati. Qui, il thriller non si genera solo dall’azione, ma dal modo in cui il tempo viene compresso, trasformandosi in una pressione morale.

La storia inizia in una cittadina del South Dakota, bloccata da una tempesta di neve che non è solo uno sfondo, ma una vera e propria condizione narrativa. Reacher arriva lì per caso, come sempre. E, come sempre, il caso si rivela essere una forma mascherata di destino. Deve proteggere un’anziana donna, testimone chiave in un processo contro un cartello della droga. Mancano sessantuno ore all’udienza. Sessantuno ore non sono molte, ma sono sufficienti perché tutto possa andare storto.

Il conto alla rovescia è il vero motore del romanzo. Ogni decisione viene presa sotto la minaccia del tempo che scorre, costringendo i personaggi e il lettore a confrontarsi con una domanda semplice ma scomoda: cosa è davvero necessario fare quando non c’è spazio per l’errore?

L’atmosfera claustrofobica è uno degli elementi più riusciti del libro. Il freddo, le strade bloccate e l’isolamento geografico creano un senso di accerchiamento costante. A questo si aggiunge un dettaglio fondamentale: Reacher non sa di chi fidarsi. Il cartello ha uomini infiltrati nella polizia locale, e l’idea stessa di protezione istituzionale perde di significato. In questo contesto, il paesaggio diventa un alleato del crimine e un nemico della giustizia.

Jack Reacher rimane fedele a sé stesso: lucido, essenziale e radicale nel suo senso di giustizia. Non si perde in spiegazioni superflue, né cerca redenzione. Agisce. E proprio questa essenzialità, quasi una forma di rigore etico, è ciò che rende il personaggio ancora affascinante, nonostante la sua serialità.


Frasi sottolineate

Una serie di massime di Reacher, come vuole essere chiamato lui. “Spera in bene, preparati al peggio. Mai perdonare, mai dimenticare. Fallo una volta e fallo bene. Raccogli quello che semini. Un piano va all’aria non appena parte il primo sparo. Proteggere e servire. Non sei mai fuori servizio. Prima o poi dobbiamo andarcene tutti. Penso dipenda dalla forma che assume.”

L'ora decisiva - Lee Child - copertina 

domenica 18 gennaio 2026

Stefano Benni . La compagnia dei Celestini (ed. Universale Economica Feltrinelli)

 

Il romanzo di Benni inizia con una premessa che è sia semplice che inquietante: Gladonia è un paese che, a prima vista, sembra ricco e ben organizzato, ma nasconde una corruzione profonda e una profezia che aleggia come una minaccia indefinita, difficile da interpretare. È in questo scenario che si sviluppa la storia di un gruppo di bambini orfani, residenti nell’orfanotrofio dei Celestini. Non sono eroi nel senso tradizionale del termine. Sono ragazzi che desiderano qualcosa di molto concreto: giocare, sentirsi parte di una squadra, confrontarsi con il mondo.

Il loro sogno è il Campionato Mondiale di Pallastrada, uno sport inventato che, però, funge da chiara metafora. La Pallastrada rappresenta libertà, regole condivise e una passione che non ha bisogno di essere monetizzata o trasformata in spettacolo. Per realizzare questo sogno, i ragazzi fuggono dall’orfanotrofio, mentre a Gladonia arrivano squadre da ogni angolo del mondo, trasformando la città in un crocevia caotico e rivelatore.

Lungo il cammino, incontrano personaggi che sembrano usciti da una caricatura, ma che rispecchiano fin troppo la realtà: reporter cinici, prelati con segreti inconfessabili, magnati che confondono il potere con il diritto di decidere per gli altri. Benni li descrive con un’ironia tagliente, mantenendo sempre il controllo della narrazione.

Lo stile è uno degli aspetti più distintivi del romanzo. È vivace, creativo, ricco di giochi di parole e neologismi, e a tratti ricorda la leggerezza intelligente di Daniel Pennac. Ma sotto la superficie comica si nasconde un ritmo preciso, quasi giudiziario: ogni battuta, ogni colpo di scena, ogni deviazione serve a portare il lettore un passo più vicino al cuore della questione. E cioè a una domanda che rimane in sospeso anche dopo l’ultima pagina: cosa succede quando il mondo degli adulti perde il senso del gioco, e i bambini sono gli unici a ricordarlo?

 

Frasi Sottolineate

"Dice il saggio Bao Ding: se pensi che un posto sia lontano, parti e pensaci mentre cammini"

La compagnia dei Celestini - Stefano Benni - copertina