Immaginate di essere un italiano in Giappone da anni, uno di quelli che ha imparato a inchinarsi senza pensarci e a ordinare ramen con la scioltezza di un tokyota doc. Lavorate in un ufficio grigio, tra scartoffie e caffè annacquati, e il vostro collega è un tipo strano: giapponese puro, ma nato e cresciuto a Roma. Per il giorno del vostro compleanno vi regala una notte a Kabukicho. Voi pensate a un giro di sake, magari un karaoke ubriaco. Invece, è il quartiere proibito di Tokyo che vi si para davanti, un labirinto di neon rosa e ombre che sussurrano promesse.
Tommaso Scotti, in Mura Mura, non vi racconta solo una passeggiata nel cuore della notte giapponese. Vi prende per un braccio, con la mano ferma di chi sa il fatto suo, e vi trascina in un'esplorazione del sesso come lo vivono lì, in bilico tra libertà sfrenata e divieti ipocriti. Il collega vi fa da guida: prima le "innocenti", quelle ragazze che vi ascoltano, vi lasciano sfogare storie di mariti assenti o sogni infranti facendovi spendere in bevute. Poi si scala: massaggi che slittano su corpi nudi, stanze dove il "hot" diventa un menu alla carta, aggirando leggi che proibiscono il coito ma chiudono un occhio se ci si innamora, anche solo per la durata dell’atto. È il Giappone in pillola: reprime il sesso ma lo lascia fiorire nei vicoli, con una libertà che qui da noi ci farebbe arrossire.
Ma Scotti non si ferma alle vetrine. È un viaggio interiore, quello vero. Quelle figure che si vendono, hostess, geishe moderne, ragazze con sorrisi prefabbricati, diventano specchi. Riflettono i vostri vuoti, le solitudini, le maschere che indossate per non crollare. È il Giappone che vi sveste, vi costringe a vedere quanto siete soli.
Non è pornografia da edicola, né pamphlet moralista. È un pugno allo stomaco, che vi lascia con la voglia di una sigaretta e mille domande. Kabukicho non dorme mai.
Frase sottolineata
... la ricerca della profondità è un'impresa scoraggiante che sembra promettere solo tanto lavoro e pochi guadagni.

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