martedì 11 ottobre 2016

Michel Houellebecq – Sottomissione


Michel Houellebecq – Sottomissione (Trad. Vincenzo Vega)
Si può riassumere il titolo con questo passo tratto dal libro:
“E' la sottomissione” disse piano Rediger. “L'idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta...”

Il protagonista è un professore di lettere studioso di Huysmans che ogni anno si accompagna con una nuova studentessa. Il suo mondo entra in crisi quando per giochi puramente politici va al governo il partito islamico, grazie a quello che da noi si chiama un “inciucio”. Il nuovo governo instaura nelle scuole presidi in qualche modo legati al mondo musulmano. Nell'ateneo dove insegna il protagonista del libro, nella società, ovunque regna un maggior ordine, le donne sono vestite in maniera più sobria e questo porta il protagonista, già in crisi, prima ad approfondirne la conoscenza e poi ad abbracciare la fede islamica. Il successo elettorale della Fratellanza musulmana viene giustificato non solo dall'inciucio, ma anche dal fatto che l'Europa si trovava già in declino a causa del razionalismo professato dai popoli, della decadenza dei costumi, del matrimonio omosessuale, del diritto all'aborto e del lavoro delle donne. Era quindi solo questione di tempo e così si ritorna a quanto scritto prima, ovvero che la “felicità umana consiste nella sottomissione più assoluta”.
Il libro ha avuto come cassa di risonanza l'attentato al giornale francese “Charlie Hebdo”: uscì infatti in Francia lo stesso giorno dell'attentato, scatenando dibattiti, sia sul tema trattato che sulle qualità narrative di Houllebecq, di cui non voglio entrare nel merito,.L'autore è stato comunque bravo a scrivere un romanzo distopico, senza scomodare la tecnologia del “Grande Fratello” di “1984” o la visione di un mondo politico basato sul fatto che siamo tutti uguali, tipo“Fattoria degli Animali”. E' un romanzo che affonda le proprie basi su quanto sta accadendo oggi nella nostra società, proiettato e immaginato in un futuro nemmeno troppo remoto visto che il tutto accade nel 2022.

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giovedì 29 settembre 2016

Antonio Manzini - 7/7/2007

Di Manzini non avevo ancora letto niente, anche se un amico me lo aveva consigliato quando ci eravamo confrontati sui “nuovi” giallisti, vedi Malvaldi, e l'inossidabile Camilleri. Poi durante le ferie ad Aosta le librerie esponevano la locandina di questo suo ultimo libro ed infine è stato in classifica tra i libri più letti: mi sono detto che forse era arrivato il momento di leggerlo. Nonostante che il vice questore Schiavone sia un personaggio nato diversi libri fa, sono riuscito a seguire bene la storia, per cui questo racconto può stare benissimo anche come episodio a se stante. Il libro inizia, appunto, con il Dott. Schiavone che è stato distaccato ad Aosta (ecco il perché delle locandine in vetrina), ma il suo passato lo perseguita ancora, tanto che il libro è incentrato sull'ultima indagine svolta e conclusa proprio il 7/7/2007, giorno in cui la sua vita è radicalmente cambiata.

Curiosa la personale scala di apprezzamento che il vicequestore impiega per catalogare gli eventi, scala che parte dal VI per arrivare al IX grado delle rotture di coglioni. Ad esempio “l'aria condizionata gelida s'era piazzata di diritto all'ottavo grado pieno, soprattutto quando fuori c'è un caldo demenziale”.