Traduttrice Antonietta Pastore e illustrazioni di Noma Bar
Il
libro inizia con la separazione dalla moglie del protagonista, che
decide consequentemente di partire per un periodo di “vagabondaggio”
tra le isole del Giappone. Al ritorno, viene ospitato a casa di un
grande pittore giapponese, Amada Tomohiko, messa a disposizione dal
figlio, suo amico, e rimasta vuota da quando il padre è deceduto.
Il
protagonista è un ritrattista su commissione, il quale riesce a
portare su tela l’animo delle persone che dipinge, però, in questo
momento di crisi in cui mette in discussione tutta la sua vita,
decide di non mettere piú a disposizione questa sua dote, fonte
iniziale del suo successo come ritrattista.
La sua
storia comincia a ripartire quando viene contattato da un
personaggio, Menshiki: uomo benestante, ma misterioso, che gli offre
una cifra spropositata per farsi fare un ritratto: una cifra che non
si può rifiutare.
Nello
svolgimento della storia il protagonista fa due scoperte: una
campanella che suona puntualmente tutte le notti, dal fondo di una
buca nel giardino, e un dipinto attribuito ad Amada Tomohiko,
“L’assassinio del commendatore”, ben impacchettato e nascosto
nel sottotetto della casa. Il quadro, riportante una scena cruda, è
dipinto nello stile nihonga, stile che però non ha reso
famoso Tomohiko.
La
storia si sviluppa intorno al quadro “L’assassinio del
Commendatore”, ma al tempo stesso, comincia anche il viaggio del
protagonista attraverso un mondo sconosciuto che “scorre nello
spiraglio fra la realtà e il nulla.” e che porta il protagonista
ad un processo di introspezione.
In
Murakami, il mondo onirico e quello reale, sono sempre perfettamente
incastonati l’uno nell’altro. Il viaggio che percorre il
protagonista del libro, è anche il viaggio del lettore e costringe
entrambi a mettersi di fronte a sé stessi.
Frasi
sottolineate
A saper
guardare in fondo all’animo, in qualunque essere umano c’è una
luce che brilla. Quando la si trova, se la superficie è appannata (e
credo siano i casi più frequenti), occorre pulirla per bene con una
stoffa. E così alla fine, quella luce finisce col brillare anche
nell’opera.
Pure a
me piacerebbe capirmi. Ma non è facile.
Il
risultato è una realtà, visibile a tutti, ed esercita un’influenza.
Le cause che hanno portato a quel risultato invece non sono facili da
determinare ... Ovviamente delle cause ci sono sempre.
Senza
cause non c’è risultato.
La
bellezza della natura si offre equamente a tutti, poveri e ricchi,
senza fare discriminazioni.
Come il
tempo... anzi no, per il tempo non funziona così; con i soldi, i
ricchi possono comprarsi quanto tempo vogliono.
Il
tempo a volte ci ruba delle cose, a volte ce le regala.
Non
desidero affatto sapere quello che posso tranquillamente ignorare.
Ma
esiste realmente, a questo mondo, la cosa giusta da fare, la cosa
davvero giusta? O davvero sbagliata?