domenica 28 settembre 2025

Andrea Scanzi – La sciagura (ed. PaperFIRST)

 

Dopo i libri su Salvini e Renzi, Andrea Scanzi torna con "La sciagura. Giorgia Meloni e il suo governo disastroso." Un titolo che non lascia spazio a interpretazioni: l’autore esplora la figura della prima presidente del Consiglio donna in Italia con lo stesso stile diretto che ha caratterizzato i suoi lavori precedenti, quello di un giornalista che mette in fila fatti, parole e contraddizioni.

Il cuore del libro è chiaro e ineludibile: la politica, troppo spesso, si rivela un’arte dell’incoerenza. Scanzi non si limita a esprimere un’opinione; fa qualcosa di più fondamentale: ricorda. Riporta dichiarazioni, promesse, proclami, e poi dimostra come quelle stesse parole siano state smentite dalla realtà. Non è un’analisi accademica né un trattato politico, ma piuttosto un esercizio di memoria.

Lo stile è scorrevole: capitoli brevi, ritmo incalzante, e un’ironia tagliente. Ci si ritrova a sorridere, a volte a ridere, ma è un riso che lascia un retrogusto amaro. Perché, dietro la satira, si percepisce una fragilità del potere e una distanza tra la retorica politica e la vita di tutti i giorni.

Naturalmente, ci sono dei limiti. Chi cerca proposte concrete o riflessioni sistematiche su riforme e strategie di governo potrebbe rimanere deluso. "La sciagura" non è questo. È piuttosto un atto d’accusa chiaro, che costringe il lettore a confrontarsi con le incoerenze del presente.

E forse è proprio qui che risiede la sua forza. In un’epoca di rapida dimenticanza, ricordare diventa un atto politico. Un modo semplice, ma necessario, per chiedere conto a chi ci governa. 

 

Frasi sottolineata

Ci fosse una volta che dicano: “Vi abbiamo promesso di tutto in campagna elettorale perché sapevamo che per vincere dovevamo prendervi in giro, e tutto sommato ci è venuto proprio bene. È stato persino facile. E adesso? Be’, adesso vi attaccate al tram. E non solo al tram”. Sarebbe forse brutale e indelicato, ma se non altro – per una volta – apprezzerei la schiettezza. 

Andrea Scanzi – La sciagura (ed. PaperFIRST) 

 

...Continuavano a chiamarla sciagura. Nuovo diario tragicomico del governo Meloni - Andrea Scanzi - copertina 

domenica 21 settembre 2025

Björn Larsson - La lettera di Gertrud (trad. Katia De Marco. ed. Iperborea)

 

Immaginate un giorno vi svegliate e scoprite che la storia della vostra famiglia, quella su cui avete costruito la vostra identità e le vostre certezze, si rivela essere una grande menzogna ben custodita. È questo il tema centrale de "La lettera di Gertrud", un romanzo di Björn Larsson pubblicato da Iperborea.

Il protagonista, Martin Brenner, è un genetista, un uomo di scienza e un ateo convinto. La sua vita è ben organizzata, tra lavoro, moglie e figlia. Alla morte della madre tutto cambia quando, una lettera lo catapulta in una nuova realtà: la donna che lo ha cresciuto non si chiamava Maria, ma Gertrud. Non era cattolica, come lui aveva sempre creduto, ma ebrea. E, cosa ancor più scioccante, era sopravvissuta ad Auschwitz.

Questa rivelazione mette in discussione ogni sua certezza. Martin si trova a vivere una crisi profonda: cosa significa ora essere figlio di una sopravvissuta? Cosa significa avere origini ebree? Come affrontare la verità con le persone che ama, con i colleghi, e persino con se stesso? È meglio rimanere in silenzio o ricostruire la propria vita partendo da una verità che arriva troppo tardi?

Larsson esplora questi dilemmi con uno stile sobrio, quasi clinico, ma non privo di emozione. Alterna la tensione narrativa a riflessioni sul significato dell'identità, sul peso delle origini e sulla libertà, reale o presunta, di scegliere chi vogliamo essere. Ne risulta un libro che è al contempo una storia familiare, una meditazione filosofica e un monito civile contro ogni forma di pregiudizio.

"La lettera di Gertrud" è un romanzo che lascia aperte molte domande, proprio come i migliori libri. Non offre risposte facili, e forse è proprio questo il suo valore più grande: ci spinge a guardare dentro di noi e a chiederci quanto di ciò che siamo sia davvero una scelta e quanto, invece, un'eredità dalla quale non possiamo scappare.

Frasi sottolineate

Il difficile non è credere, ma sapere.

… è necessario parlare con i propri nemici, leggere i loro scritti, imparare il loro linguaggio, per capire come ragionano. Intavolare un dialogo però è più rischioso che restare in disparte, perché rivelando la propria indentità ci si apre all’avversario, che a sua volta può capire come ragioniamo, cosa sogniamo, di cosa abbiamo paura, che valori difendiamo. Ma è rischioso anche perché ci si apre al cambiamento: si mettono alla prova le proprie convinzioni e le proprie verità.

“La vita è sacra, in senso laico, e inviolabile proprio perché ciascuno di noi ne ha una sola da vivere.”

 La lettera di Gertrud – Björn Larsson

La lettera di Gertrud - Björn Larsson - copertina 

domenica 14 settembre 2025

Anthony Burgess – Arancia Meccanica (trad. Marco Rossari, ed. Einaudi, Super ET)

Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma ci costringono a confrontarci con domande scomode. "Arancia Meccanica", pubblicato nel 1962 da Anthony Burgess, è uno di questi. Il protagonista, Alex, è un quindicenne carismatico e spietato, che trascorre le notti tra furti, aggressioni e violenze. È sia repellente che affascinante. Burgess gli affida la narrazione in prima persona e crea per lui un linguaggio unico, una miscela di lingue e parole reinventate. Inizialmente disorienta, ma presto diventa familiare, costringendo il lettore a vedere il mondo attraverso gli occhi di Alex.

La trama è solo un pretesto. La domanda sottintesa dall'inizio alla fine: è meglio un uomo libero di scegliere il male o una creatura incapace di compiere il male perché privata della propria volontà? Burgess non offre risposte facili. Ci mette di fronte all'ambiguità della libertà e al costante rischio che una società possa cercare di sopprimerla in nome dell'ordine.

Dopo l'ennesimo crimine, Alex finisce in carcere. Qui gli viene proposta la cura Ludovico, una terapia sperimentale che lo costringe a guardare filmati di violenza fino a sviluppare un disgusto istintivo per ogni atto aggressivo. Non si tratta di una guarigione, ma di una manipolazione. Una forma di violenza più sottile, che si traveste da rieducazione.

"Arancia Meccanica" non è un libro facile. Le scene crude possono disturbare, e il linguaggio inventato richiede un po' di pazienza. Ma è proprio questa sfida che lo rende un'esperienza unica. È un romanzo che interroga, che invita a guardarsi dentro, che mette il lettore di fronte a uno specchio scomodo. Un classico che non invecchia, perché le domande che solleva, sulla libertà, sul potere e sulla manipolazione, rimangono, oggi più che mai, terribilmente attuali.

Anthony Burgess – Arancia Meccanica

Arancia meccanica - Anthony Burgess - copertina 

 

 

domenica 7 settembre 2025

Franco Lorenzoni – I bambini ci guardano (ed. Sellerio editore Palermo)

 

Una scuola che pensa, ascolta e resiste al vento contrario

"I bambini ci guardano" di Franco Lorenzoni non si tratta di un saggio accademico, né di un manuale, e nemmeno di un diario scolastico nel senso più stretto del termine. È qualcosa di unico, e forse più prezioso è un racconto sincero e autentico di un insegnante che ha scelto di praticare un’educazione diversa, attenta e lenta. Una scuola che non si lascia trascinare dalle mode didattiche, ma si ferma ad ascoltare.

Lorenzoni non offre risposte facili. Non dà formule preconfezionate. Al contrario, si muove con l’umiltà di chi sa che l’educazione non è una scienza esatta. Apre spazi, pone domande e invita a riflettere. E i bambini rispondono: con parole che sorprendono, emozionano e spesso disarmano per la loro chiarezza.

Si affrontano temi importanti: migrazioni, guerre, giustizia, libertà, ma lo si fa dal punto di vista di una classe elementare. E funziona. Perché Lorenzoni crede davvero che anche i più piccoli possano confrontarsi con le questioni fondamentali della vita. Non per semplificarle, ma per guardarle con occhi nuovi. Più liberi, meno condizionati.

In questo viaggio, l’autore intreccia filosofia, storia, matematica, arte e teatro con naturalezza. Senza forzature. Perché la conoscenza non è divisa in compartimenti stagni, e l’intelligenza fiorisce proprio nei punti di contatto tra le diverse discipline.

La scuola descritta in questo libro non è perfetta, ma è viva. È una scuola che sbaglia, che sperimenta e che si mette in discussione. Ed è proprio per questo che riesce a educare davvero: non forma allievi obbedienti, ma cittadini pensanti. "I bambini ci guardano" è anche una dichiarazione civile. Contro la scuola che costruisce ponti e non barriere.

I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento

I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento - Franco Lorenzoni - copertina 

domenica 24 agosto 2025

Andrew Leatherbarrow – Fukushima, il sole si scioglie. Quando l’ingegneria non basta (e forse non è mai bastata) (trad. Anna Zafesova, ed. Salani Editore)

 

Ci sono libri che raccontano di disastri. Altri, più rari, si concentrano su ciò che c’era prima. Le cause nascoste, le decisioni silenziose, gli errori travestiti da competenza. "Fukushima. Il sole si scioglie" di Andrew Leatherbarrow rientra in questa seconda categoria. Non è un libro che cerca di stupire, e non ha questa ambizione. È un'opera che ti invita a rallentare, a mettere da parte le notizie e ad ascoltare una storia più ampia. Una storia in cui il vero protagonista non è il terremoto del 2011, né lo tsunami che ha colpito la centrale. Il protagonista è l’uomo. O meglio: il sistema. Leatherbarrow non ci guida attraverso l’incidente come aveva fatto in modo brillante con "Chernobyl 01:23:40". Qui, opta per un approccio più sottile e insidioso. Ricostruisce decenni di scelte politiche, pressioni economiche e compromessi tecnici. Mette in evidenza come la dipendenza del Giappone dal nucleare sia emersa non per convinzione, ma per necessità. E lungo questo percorso, la sicurezza è diventata una parola d’uso comune, ma priva di un vero significato concreto. La sensazione, pagina dopo pagina, è inquietante. Come se l’ingegneria, quella che dovrebbe proteggerci, fosse stata usata principalmente per nascondere l’enormità dei rischi. Come se dietro ogni impianto e ogni protocollo ci fosse un accordo non scritto: se tutto va bene, nessuno ne parlerà. Se va male, diremo che nessuno poteva prevederlo. E invece, qualcuno poteva. Qualcuno doveva. Questo non è un libro contro il nucleare. Non è nemmeno un libro ideologico. È un invito a porci la domanda più seria di tutte: non tanto se possiamo fidarci di questa tecnologia, ma se possiamo davvero fidarci di chi la gestisce. E se, dopo averlo letto, non troviamo una risposta chiara, forse è perché la domanda era giusta.

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Fukushima. Il sole si scioglie 

domenica 17 agosto 2025

Daniel Pennac – Capolinea Malaussene (trad. Yasmina Mélaouah, ed. Universale Economica Feltrinelli)

 

Un commovente e nostalgico addio a una delle famiglie più amate della letteratura contemporanea? Ci sono libri che, appena li apri, ti fanno sentire come se stessi chiudendo un cerchio. "Capolinea Malaussène" di Daniel Pennac è sicuramente uno di questi, come suggerisce il titolo. Pennac torna alla sua bizzarra e irresistibile tribù di Belleville, riportandoci in quel microcosmo familiare anarchico e affollato che i lettori della saga conoscono così bene. Ritroviamo Benjamin Malaussène, l'eterno capro espiatorio, con la sua dolce rassegnazione e la sua straordinaria capacità di rimanere al centro del caos senza mai esserne davvero sopraffatto.

Quello che sembra l'inizio di una performance artistica si trasforma rapidamente in un evento drammatico: un rapimento, un mistero, una verità che emerge lentamente. Pennac tesse una trama che, sebbene possa sembrare complessa, è in realtà ben orchestrata, dove nulla è lasciato al caso e ogni personaggio, anche il più marginale, ha un ruolo ben definito.

Il romanzo è ricco di riferimenti ai precedenti episodi della saga, ma questo non è un limite. Al contrario, rappresenta un elemento di coerenza narrativa che arricchisce l'esperienza di lettura. Anche chi non ha letto tutti i volumi può facilmente lasciarsi coinvolgere: lo stile è accessibile, il tono sempre vivace, capace di alternare ironia e malinconia con grande naturalezza.

La vera forza del libro, però, risiede in quel senso di conclusione imminente che lo pervade. Non c'è enfasi né retorica, solo una sottile consapevolezza: le storie, come le persone, invecchiano. E quando giungono al capolinea, lo fanno con dignità. Ma questo non significa che smettano di esistere. Rimangono nella memoria del lettore, pronte a essere riscoperta, magari solo sfogliando una vecchia pagina.

È davvero l’ultimo libro della saga? Forse sì. Ma anche se così fosse, è un finale che ha senso. Una chiusura sincera, affettuosa, che rende giustizia al mondo che Pennac ha saputo creare in oltre trent’anni.

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Frasi sottolineate

“Benjamin è al corrente?”

“No, figuriamoci. Sigma lo protegge, Benjamin, da tutte questi giochetti della modernità. Dice che non sarebbe contento di scoprire che oggi la verità è qualcosa che si costruisce.”


...trasformate ogni rogna in un’occasione di apprendimento.

Capolinea Malaussène - Daniel Pennac - copertina 

domenica 3 agosto 2025

Andrea Mancino - Come farsi addomesticare dal proprio gatto (ed. De Agostini)

 

“Mentre noi pensiamo di addomesticare loro, in realtà sono loro ad addomesticare noi”

Ci sono libri che iniziano come piccoli giochi di parole e si trasformano, lentamente, in riflessioni profonde sulla nostra vita quotidiana. "Come farsi addomesticare dal proprio gatto" di Andrea Mancino è proprio questo: un libro che sembra leggero, quasi ironico, ma che sotto la superficie nasconde un messaggio molto serio. Con delicatezza. Senza mai prendersi troppo sul serio.

Il titolo stesso è una chiara dichiarazione d’intenti. L’idea centrale è semplice, e chi vive con un gatto lo sa bene: pensiamo di educare i nostri animali domestici, ma in realtà sono loro a insegnare a noi. O meglio: sono loro a riplasmare le nostre abitudini, a ridefinire i nostri spazi, a ristrutturare la nostra routine. Il tutto con la discrezione di chi non chiede mai, ma riesce sempre a ottenere ciò che vuole.

Andrea Mancino scrive in modo diretto e essenziale. Non cerca effetti speciali. Condivide la sua esperienza con due gatti che, pagina dopo pagina, si rivelano molto più di semplici animali da compagnia. Sono osservatori silenziosi, compagni imprevedibili e, senza alcuna pretesa, insegnanti inconsapevoli di autenticità.

C’è un passaggio che mi ha colpito per la sua semplicità:

“Perché modificare me stesso per piacere agli altri?”

Questa domanda nasce dallo sguardo di un gatto, un animale che incarna la libertà, incapace di fingere, di nascondersi, di vivere per compiacere. Mancino la pone senza alcuna retorica, quasi con un senso di meraviglia. E in quella domanda si apre un varco più ampio: il libro diventa una riflessione sul nostro modo di essere, spesso intrappolato da aspettative esterne, ruoli e una ricerca di approvazione che ci allontana dalla nostra vera essenza.

La forza del libro risiede proprio qui: nella sua abilità di mescolare aneddoti teneri e divertenti con spunti di riflessione profonda, senza mai risultare pesante.

In un mondo di libri che spesso cercano di attirare l'attenzione, "Come farsi addomesticare dal proprio gatto" si distingue per la sua voce calma, il suo sottile senso dell'umorismo e una verità semplice: non siamo sempre noi a decidere come vivere; a volte, sono gli incontri inaspettati, anche con un gatto, a guidarci verso un percorso più autentico.

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Come farsi addomesticare dal proprio gatto - Andrea Mancino - copertina