domenica 30 agosto 2026

Stefano Rossi . Mio figlio è un casino (ed. Universale Economica Feltrinelli)

  

C’è un momento, nella vita di ogni genitore, in cui il figlio smette di essere quel bambino docile e diventa una tempesta emotiva ambulante. Stefano Rossi lo sa bene: in “Mio figlio è un casino” non offre ricette magiche, ma una mappa per navigare quel mare in burrasca.

Il libro non è un romanzo, ma un manuale vivo, popolato di storie vere, casi concreti, dialoghi che sembrano usciti dalla tua cucina alle sette di sera, quando tutto sembra sfuggire di mano. Psicopedagogista con anni di esperienza sul campo, Rossi racconta di genitori spaesati e di figli che urlano, chiudono, sfidano. E lo fa con una voce che non giudica, ma accompagna.

Non promette miracoli, perché sa che non esistono. Promette invece strumenti: comunicazione empatica, accettazione vera, riparo emotivo.

Alterna casi concreti a riflessioni, come chi presenta prove e poi le commenta con calma. Ma non c’è freddezza, c’è partecipazione. Ogni pagina trasuda empatia, come se l’autore fosse lì, seduto al tuo tavolo, a dirti: “Ce la puoi fare”.

Il libro non è solo una guida pratica. È un invito a riflettere sul senso dell’educazione. Rossi smonta il mito del genitore perfetto e lo sostituisce con quello del genitore presente, imperfetto ma vero.

“Mio figlio è un casino” non è un libro perfetto. A volte la ripetizione di certi concetti può stancare, e qualche caso concreto sembra più un esempio da manuale che una storia vera. Ma questi difetti sono marginali rispetto alla forza del messaggio: educare non è domare, è accompagnare.

È un libro che parla di noi, della nostra casa, delle nostre battaglie quotidiane, un libro che dice cosa fare, ma il perché e ci ricorda il senso di ciò che facciamo.

 

 

Frasi sottolineate

“Non dire mai un sì a qualcuno se questo rappresenta un no a te stesso. Hai il diritto di opporti alle ingiustizie”

 

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