Ho appena finito di
leggere la terza fatica di Nesbo – Nemesi. Ormai è chiaro il
confronto tra il nostro eroe, Harry Hole, il commissario della
polizia di Oslo, e il “Principe”: il commissario ancora non ha
idea di chi si celi sotto lo pseudonimo del Principe, mentre
quest'ultimo conosce benissimo il suo avversario. La trama di questo
libro ancora una volta è particolarmente intrecciata e in alcuni
momenti anche un po' “tirata per le orecchie”. Rimane quanto ho
già scritto in un precedente post, ovvero che si tratta di un libro
che tiene incollati alla lettura, per cui va assunto con moderazione.
domenica 3 maggio 2015
domenica 26 aprile 2015
Jo Nesbo - Il pettirosso
Ho appena finito di
leggere “Il pettirosso” di Jo Nesbo. Ora capisco per quale motivo
sia stato il primo libro tradotto in Italia, pur essendo successivo a
“Il pipistrello”: l'autore in questa opera ha maturato un suo
stile, che nel primo era ancora piuttosto acerbo. Si parla ancora
delle vicissitudini del Commissario Harry Hole, personaggio un po'
fuori dalle righe. La trama è abbastanza complicata, sia per il
fatto che i personaggi hanno nomi norvegesi e, quindi di difficile
memorizzazione, sia perché quelli che sembrano eventi a sé stanti,
in qualche maniera poi si intrecciano e la soluzione al caso non è
scontata come si potrebbe pensare. E' un libro che ho dovuto leggere
con una certa autodisciplina: è necessario saper dire basta,
altrimenti la trama ti tiene incollato senza darti respiro così da
macinare le 400 e più pagine del libro in poco tempo.
domenica 15 febbraio 2015
Ricardo Guiraldes - Don Segundo Sombra
Ho appena finito di
leggere il libro di Ricardo Guiraldes – “Don Segundo Sombra”-,
un libro definito un capolovaro della letteratura gaucesca. Su questo
non mi esprimo, visto che per ora ho letto solamente questo romanzo.
Posso dire che a me ha ricordato la trilogia della frontiera di
Cormac Mc Carthy: anziché essere ambientato a cavallo, in tutti i
sensi, del confine tra gli Stati Uniti e il Messico, questo di
Guiraldes è ambientato sempre a cavallo ma “solamente” nella
Pampas. E' meno avventuroso rispetto a quelli scritti da Mc Carty e
tra i due preferisco sicuramente il secondo.
Il libro narra le
vicende di un adolescente orfano vessato dalle zie, a cui è
affidato; un giorno incrocia Don Segundo Sombra, un VERO GAUCHO,
carismatico anche se di poche parole: la sola figura suscita
rispetto. Il ragazzo fa in modo e maniera affinché Don Segundo
diventi il suo padrino e insieme girano la Pampas per cinque anni,
durante i quali impara a diventare prima un uomo, poi un vero gaucho,
figura che non è soltanto colui che guida le mandrie ma è anche un
vero e proprio stile di vita, cosa a cui Don Segundo non può
sottrarsi nonostante abbia più di un'opportunità di passare il
resto della sua vita negli agi di una fattoria anziché a cavallo. Da
segnalare le storie raccontate da Don Segundo, che riesce con il suo
carisma a creare talmente bene l'atmosfera dei racconti da far
sembrare ai suoi interlocutori di essere stato un testimone diretto
delle vicende: si veda ad esempio la storia ambientata ai tempi di
Gesù e dei suoi apostoli.
Frasi da ricordare:
“Più che per terra
non posso andare – risponde il domatore a chi scherzando gli
pronostica una caduta; e con ciò intende dire che c'è un limite a
tutto, e che in fondo tutto sta nel non lasciarsi spaventare.”
Arrivare non è, per un
mandriano, che un pretesto per ripartire.
Ricardo Guiraldes - Don Segundo Sombra, Fabbri Editori, 247 pagine.
lunedì 2 febbraio 2015
Tiziano Terzani - Lettere contro la guerra
Ho appena finito di
rileggere “Lettere contro una guerra” di Tiziano Terzani. E' un
libro che ogni volta mi stimola nuove riflessioni. L'occasione per la
sua lettura sono state le ultime tragiche vicende accadute a Parigi,
mi riferisco all'uccisione dei vignettisti della rivista satirica
“Charlie Hebdo”, di due poliziotti, poi di un'altra poliziotta e
quattro avventori di un supermercato.
Nei giorni seguenti a
questi avvenimenti, quando era chiara l'origine islamica degli
attentatori, c'è stato un florilegio di opinioni per lo più
inneggianti all'odio razziale e questo mi ha ricordato lo scontro che
ci fu tra Oriana Fallaci e Tiziano Terzani all'indomani
dell'attentato alle Torri Gemelle di New York. Oggi come allora molti
inneggiano ai pensieri che la Fallaci esternò su un quotidiano e che
poi ha raccolto nel libro “La rabbia e l'orgoglio”. A questi c'è
stata la risposta di Terzani con altrettanti interventi sul medesimo
quotidiano. L'interventismo auspicato dalla Fallaci a cosa ha
portato? A mio parere a niente di buono. Le nostre città si stanno
trasformando in ghetti dove confinare l'altro, dove il nome di un dio
poco considerato prima, ora viene utilizzato per imporre una visione
religiosa ad uno Stato laico, riscoprendo solo sulla carta un nuovo
sentimento religioso. Sì, solo sulla carta; alla prova dei fatti
questi nuovi ortodossi sono i primi a non rispettare i dettami che la
loro religione professa e questo a cosa porta? A sempre maggiore
distanza tra le persone, aumentando la diffidenza degli uni con gli
altri. In questi frangenti pochi riscoprono una visione diversa dei
fatti, come fece Terzani, giornalista di guerra, come la Fallaci, che
non si è limitato però a sentire il parere di una parte in
conflitto, di una verità preconfezionata, ma ha anche cercato di
capire la visione dell'altro. Così, con questa sua innata curiosità
e nonostante fosse in pensione e malato, ha ripreso il taccuino e la
penna, è andato là dove ha avuto “origine” tutto il male,
ovvero l'Afganistan, a ripercorre le origini di una tragedia, che
all'epoca era l'attacco alle Torri gemelle, mentre ora è la lotta
all'Isis. Se letto con attenzione, è facile comprendere come
l'occidente sia responsabile di quanto sia accaduto ieri e di cosa
sta accadendo oggi, con il vantaggio che quanto accadde nel 2001 fa
già parte della storia e quindi dovrebbe esserci di insegnamento.
Cosa ha portato la guerra tanto invocata? Ora abbiamo l'opportunità
di capire che la guerra, l'inneggiare allo scontro di civiltà, non è
mai la soluzione!
Frasi da ricordare:
- “Le guerre cominciano nella mente degli uomini ed è nella mente degli uomini che bisogna costruire la difesa della pace” - preambolo della costituzione dell'UNESCO.
- ...così è diventato il nostro mondo: la pubblicità ha preso il posto della letteratura, gli slogan ci colpiscono ormai più della poesia e dei suoi versi. L'unico modo di resistere è ostinarsi a pensare con la propria testa e soprattutto a sentire col proprio cuore. (penso a quando tutti si sentivano americani e ora sono tutti Charlie Hebdo).
- A noi può parere strano, ma c'è oggi nel mondo un crescente numero di persone che non aspira ad essere come noi, che non insegue i nostri sogni, che non ha le nostre aspettative e i nostri desideri.
- A noi piace vedere il mondo come lo conosciamo e quindi siamo solo capaci di immaginarci la liberazione di Kabul come una liberazione dal burqua: se le donne non lo buttano via, le incitiamo o le paghiamo perché lo facciano, come pare abbia fatto una troupe televisiva. (penso all'On. Santanché che organizzò una protesta anti-burqua)
- La verità è che si deve evitare tutto ciò che può umanizzare la figura del “nemico”, tutto ciò che può spiegare le sue ragioni. Il nemico va presentato come un inaccettabile mostro da eliminare.
- ...è folle la guerra di Osama bin Laden e quella di Geroge W. Bush. Tutti e due citano Dio, ma con questo non rendono più divini i loro massacri.
Tiziano Terzani –
Lettere contro la guerra, TEA, 177 pagine. 181
domenica 25 gennaio 2015
Jo Nesbo - Il pipistrello
Un amico mi ha parlato
bene di un autore norvegese, un certo Jo Nesbo, di cui ignoravo
completamente l'esistenza. In passato ho apprezzato qualche autore di
grido scandinavo, vedi Stieg Larsson con la trilogia “Millennium”
sia in versione letteraria che cinematografica. Ho letto con
interesse “Il senso di Smilla per la neve” di Peter Hoeg e “La
storia di Sofia” di Jostein Gaarder, ma di questo Nesbo non
conoscevo proprio niente. Allora ho pensato di colmare la lacuna con
il primo libro della serie da lui scritto, “Il pipistrello”, che
è però l'ultimo pubblicato in Italia (se non sbaglio). E' un libro
che vede come protagonista un detective della polizia di Oslo che
indaga sulla morte di una sua connazionale in Australia. L'aspetto
bello del libro è la linearità della storia, senza digressioni su
digressioni, che spesso sono solo didascaliche, tanto per far veder
che l'autore ha studiato l'argomento. In questo caso molto
semplicemente si racconta una storia, un'indagine, che alla fine
…(beata ignoranza! Ora devo leggere anche gli altri: come ho fatto
a vivere senza conoscerlo?).
Jo Nesbo – Il
Pipistrello, Einaudi, 416 pagine
martedì 6 gennaio 2015
Jerome K. Jerome - Tre uomini a zonzo
Ho appena finito di leggere il libro di
Jerome K. Jerome - “Tre uomini a zonzo”. Ero rimasto
piacevolmente colpito dal libro del medesimo autore “Tre uomini in
barca”, per cui non potevo perdermi anche quest'altra sua fatica.
Se dovessi pensare ad un umorismo tipicamente “british” penserei
senza dubbio a questi due libri. “Tre uomini a zonzo” racconta di
un viaggio di tre inglesi in bicicletta sul continente europeo, in
particolare in Germania. Il viaggio è costellato di episodi assurdi
che vengono raccontati come se fossero la normalità; cito, ad
esempio, quando George a Dresda vuole acquistare un cuscino per la
zia e la sua richiesta in un negozio viene esaudita con un bacio, una
“cosa veramente assurda”: peccato che il suo tedesco non sia
impeccabile come crede. Il libro, oltre a descrivere le usanze della
popolazione teutonica, riporta anche descrizioni del paesaggio, una
sorta di guida turistica ante litteram.
Jerome K. Jerome – Tre uomini a
zonzo, BUR Biblioteca Universale Rizzoli , 309 pagine
martedì 2 dicembre 2014
Shafique Kesavjee - Il re, il saggio e il buffone
Ho appena finito di leggere il libro di
Shafique Kesavjee - “Il re, il saggio e il buffone”. E' un libro
che parla di un torneo alquanto originale che si svolge in un
ipotetico regno. Il torneo viene indetto dal Re di questo stato a
seguito di un sogno che turba le notti dei tre protagonisti, appunto
il Re, il Saggio e il Buffone del titolo. Ma cosa hanno sognato i tre
personaggi? Qualcosa di misterioso ed inquietante al tempo stesso e
che richiede una risposta di tipo religioso, più che razionale. Il
regno, però, non ha una religione di stato, quindi quale scegliere?
Vengono così invitati i rappresentanti, ritenuti dai capi religiosi
delle principali religioni i più preparati, da far competere con gli
altri; gli atleti devono esporre i principi della propria religione e
sottoporsi, interessante idea, alle domande del pubblico e degli
altri “atleti” (per la cronaca partecipano un ateo, un cattolico,
un musulmano, un induista, un buddhista ed un ebreo), confronto che
si tinge anche di un piccolo mistero...
E' un'utopia avere un'olimpiade delle
religioni? Da come vanno le cose direi proprio di sì, specialmente
quando una confessione si ritiene superiore alle altre e specialmente
quando c'è la convinzione che tutti la debbano pensare alla stessa
maniera. L'autore, che tra l'altro è un pastore protestante, mette
in evidenza molti punti di contatto tra le varie religioni, più che
delle differenze; altro aspetto interessante è che abbia dato
l'opportunità anche ad un ateo di esprimere il punto di vista di chi
non crede, dato che gli atei spesso non vengono nemmeno considerati
nelle dissertazioni teologiche. Ma al di là di tutto questo, ripeto,
c'è sempre la convinzione che “la mia religione sia migliore della
tua”.
Frase del libro che ho sottolineato
- “Se Dio esiste, come può sopportare tutto questo senza alzare un dito? Eppure il cielo resta silenzioso, <<L'unica scusa di Dio è non esistere>>, ha scritto Stendal." Citazione dalla prova dell'ateo.
P.s. Proprio in questi giorni ho letto
un articolo in cui il Professor Veronesi si domandava come potesse
esistere un Dio dopo quanto accaduto ad Auschwitz o dopo aver visto
bambini malati di cancro. Apriti cielo, ho letto alcuni forum di chi
contestava le affermazioni di Veronesi spesso con una animosità che
ci porta poco lontano. Perché siamo convinti di essere nel giusto
qualunque credo si abbia e gli altri siano nel torto. Mah!?
Shafique Kesavjee - Il re, il saggio e
il buffone, Einaudi editore, 221 pagine.
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