lunedì 27 gennaio 2020

Anne Holt – L'unico figlio

trad. Margherita Podestà Hier, ed. Einaudi, Stile Libero Big

Olav, un bambino di 12 anni affetto da una particolare sindrome, è in affidamento ad una casa famiglia, pur avendo ancora la madre, ma non ha accettato tale collocazione, che non è indolore né per lui né per gli altri ospiti. Olav ha un fisico impacciato e molto grosso e questo lo fa sembrare più grande rispetto all’età anagrafica. La storia inizia quando la direttrice della casa famiglia viene trovata morta. Questo è il primo incarico da neo-ispettore capo per Hanne Wilhelmsen, che ora non ha più l’obbligo di sporcarsi le scarpe, ma deve “solo” coordinare le indagini. Come è possibile immaginare, è difficile però cambiare le vecchie abitudini... La patina di lucido che hanno i diversi personaggi della vicenda è solo una copertura: tutti nascondono segreti e offrono moventi per l'uccisione della direttrice. Solo un'indagine classica porterà alla risoluzione del caso, un esito di comodo che solo il lettore ed il colpevole conosceranno.

La scrittrice ancora non mi entusiasma, ma si fa leggere. L’inizio del libro, incentrato sull'inserimento nella casa famiglia di Olav, è troppo lungo, tanto da avermi fatto dubitare di aver preso il libro giusto, ma, superato questo scoglio, la lettura procede senza troppi intoppi. Forse la scrittura maturerà nei prossimi libri della serie.

Frase sottolineata
Maren non era una santa. Secondo lei non esisteva niente di più stupido che affermazioni tipo «adoro i bambini». I bambini erano come gli adulti, alcuni incantevoli, altri affascinanti, altri ancora erano degli stronzi. In qualità di educatrice di professione, le pareva di essere brava a non far capire se un bambino le andasse a genio o no.

sabato 14 settembre 2019

Michel Houellebecq - Serotonina


La nave di Teseo trad. Vincenzo Vega

Florent-Claude Labrouste è un 46enne che lavora come analista esterno per il ministero dell’agricoltura francese, redigendo analisi che dovrebbero servire ai rappresentanti del ministero in sede di trattative con la UE. Il protagonista non è contento di se stesso già a partire dal proprio nome: lo considera poco virile. Crescendo, assume la consapevolezza che: “Non facevo parte di quelli che lasciano tracce indelebili nella storia, e nemmeno nella memoria dei loro contemporanei”. Una forte depressione, prima, e la scoperta dei tradimenti della propria compagna giapponese, molto più giovane di lui, in gang bang persino con animali, poi, fanno si che Florent-Claude provi un nuovo prodotto farmaceutico, il “Captrix”. Tutte queste vicende messe insieme lo portano ad allontanarsi volontariamente dalla società.

Di Houellebecq avevo già apprezzato “Sottomissione” e anche in questo caso si conferma uno scrittore politicamente scorretto che scrive e argomenta tramite i pensieri di Florent-Claude, che non è possibile non condividere ma che sono, appunto, politicamente scorretti sia per come vengono concepiti che per come sono espressi. Per quanto riguarda il protagonista, possiamo ridurre la sua storia personale, oltre che con la frase già citata sopra, anche con uno “Scusami per il disturbo” sempre espresso da Florent-Claude.

Frasi sottolineate

Le buone idee sono sempre semplici

...i soldi non avevano mai ricompensato il lavoro...

Le persone costruiscono esse stesse il meccanismo della proprio infelicità, caricano al massimo la molla e poi il meccanismo della propria infelicità, caricano la molla e poi il meccanismo continua a girare, ineluttabilmente, con qualche intoppo, qualche rallentamento se s’intromette la malattia, ma continua a girare fino alla fine, fino all’ultimo secondo.

Aveva avuto scelta? Qualcuno ha mai scelta? Su quel tema avevo qualche dubbio.