domenica 18 gennaio 2026

Stefano Benni . La compagnia dei Celestini (ed. Universale Economica Feltrinelli)

 

Il romanzo di Benni inizia con una premessa che è sia semplice che inquietante: Gladonia è un paese che, a prima vista, sembra ricco e ben organizzato, ma nasconde una corruzione profonda e una profezia che aleggia come una minaccia indefinita, difficile da interpretare. È in questo scenario che si sviluppa la storia di un gruppo di bambini orfani, residenti nell’orfanotrofio dei Celestini. Non sono eroi nel senso tradizionale del termine. Sono ragazzi che desiderano qualcosa di molto concreto: giocare, sentirsi parte di una squadra, confrontarsi con il mondo.

Il loro sogno è il Campionato Mondiale di Pallastrada, uno sport inventato che, però, funge da chiara metafora. La Pallastrada rappresenta libertà, regole condivise e una passione che non ha bisogno di essere monetizzata o trasformata in spettacolo. Per realizzare questo sogno, i ragazzi fuggono dall’orfanotrofio, mentre a Gladonia arrivano squadre da ogni angolo del mondo, trasformando la città in un crocevia caotico e rivelatore.

Lungo il cammino, incontrano personaggi che sembrano usciti da una caricatura, ma che rispecchiano fin troppo la realtà: reporter cinici, prelati con segreti inconfessabili, magnati che confondono il potere con il diritto di decidere per gli altri. Benni li descrive con un’ironia tagliente, mantenendo sempre il controllo della narrazione.

Lo stile è uno degli aspetti più distintivi del romanzo. È vivace, creativo, ricco di giochi di parole e neologismi, e a tratti ricorda la leggerezza intelligente di Daniel Pennac. Ma sotto la superficie comica si nasconde un ritmo preciso, quasi giudiziario: ogni battuta, ogni colpo di scena, ogni deviazione serve a portare il lettore un passo più vicino al cuore della questione. E cioè a una domanda che rimane in sospeso anche dopo l’ultima pagina: cosa succede quando il mondo degli adulti perde il senso del gioco, e i bambini sono gli unici a ricordarlo?

 

Frasi Sottolineate

"Dice il saggio Bao Ding: se pensi che un posto sia lontano, parti e pensaci mentre cammini"

La compagnia dei Celestini - Stefano Benni - copertina 

domenica 28 dicembre 2025

Edward De Bono – Creatività per tutti (trad. S. Mosca, ed. Rizzoli “Best BUR)

 

Vi è mai capitato di leggere dei libri che arrivano nel momento giusto? Proprio quando sentiamo il bisogno di mettere ordine nei nostri pensieri. "Creatività per tutti" di Edward de Bono è uno di questi: non ci cambierà la vita, ma ci offre un nuovo punto di vista. Da decenni, De Bono, esplora il pensiero creativo e laterale e parte da un’idea quasi rivoluzionaria nella sua semplicità: la creatività non è un dono riservato a pochi. È un’abilità che possiamo imparare! Con questa affermazione è come se ci dicesse: «Puoi farcela anche tu. Devi solo iniziare a pensare in modo diverso.»

Il libro si presenta come un manuale, e questo porta con sé vantaggi e inevitabili svantaggi. A volte si perde un po’, si ripete, e diventa un po’ tecnico. Ma c’è una genuina volontà pedagogica che lo rende accessibile anche a chi non ha familiarità con l’argomento. L’autore non cerca di impressionare: vuole accompagnarci. E in questo riesce bene.

Ci mostra come piccoli cambiamenti nel nostro modo di vedere le cose possano trasformare problemi quotidiani in opportunità di invenzione. La creatività non è un lusso, ma una compagna silenziosa che possiamo portare con noi nel lavoro, a scuola, nelle relazioni e nelle piccole scelte di ogni giorno.

La vera forza del libro non risiede tanto nelle tecniche, alcune preziose, altre un po’ superate, quanto nella sua visione profondamente democratica: tutti possono imparare a pensare meglio. A generare alternative. A non sentirsi intrappolati in un unico modo di fare le cose.

In conclusione, "Creatività per tutti" è un testo imperfetto, ma sorprendentemente umano. Ti invita a fare un passo indietro, a respirare e a ricordare che la mente è uno spazio elastico. E che, a volte, basta un piccolo scarto laterale per cambiare la nostra percezione di ciò che ci circonda.

 

Creatività per tutti - Edward De Bono - copertina 

domenica 7 dicembre 2025

Roberta Milanese – L’ingannevole paura di non essere all’altezza (ed. Ponte alle grazie)

Ci sono momenti in cui la vita sembra seguire un meccanismo strano: desideriamo fare un passo avanti, ma qualcosa, spesso un’ombra che conosciamo fin troppo bene, ci frena. È il regno del “vorrei ma non posso”, un luogo popolato da paure sottili e da blocchi che costruiamo noi stessi. Roberta Milanese, nel suo libro L’ingannevole paura di non essere all’altezza, parte proprio da qui. L’autrice osserva con uno sguardo chiaro e compassionevole come quella sensazione di non essere all’altezza non derivi da reali incapacità, ma da tentativi goffi di proteggerci: il perfezionismo che diventa una gabbia, l’ipercontrollo che ci sfugge di mano, il bisogno di conferme che si moltiplica senza mai essere sufficiente. Un mosaico di abitudini mentali che, invece di salvarci, ci intrappola. Milanese non si perde in teorie astratte. Preferisce la concretezza delle storie, quegli esempi che brillano come lampi nella notte. Mostra persone che arrivano in terapia con il passo incerto di chi teme di non essere all’altezza. Sono donne e uomini a cui la paura ha rubato la libertà, finendo per scivolare in un gorgo silenzioso. Ed è proprio attraverso le domande giuste, quelle che rompono gli automatismi e le convinzioni radicate, che l’autrice racconta come queste persone riescano lentamente a trovare un appiglio, un punto da cui ricominciare a respirare. Il merito maggiore del libro risiede in questa apparente semplicità. Milanese guida il lettore senza pretese di superiorità, con uno stile chiaro che non sacrifica la profondità. Ogni esempio clinico è una scena fondamentale, costruita con l’economia narrativa di chi sa che la verità delle cose non ha bisogno di effetti speciali.

Le soluzioni che vengono proposte non sembrano affatto delle imposizioni dall’alto, ma piuttosto dei percorsi che si svelano gradualmente, un po’ come fa un investigatore che, dopo aver osservato a lungo, inizia finalmente a mettere a fuoco la situazione. E ciò che riesce a vedere è la concreta possibilità di un cambiamento. Certo, chi si aspetta un trattato teorico potrebbe rimanere sorpreso dalla natura divulgativa del testo. Ma sarebbe un errore di valutazione. Infatti, il libro non cerca di convincere attraverso l’autorità di un linguaggio specialistico; piuttosto, desidera aprire nuove prospettive, suggerire modi di pensare diversi e far intravedere un’uscita dove prima c’era solo un muro. In sostanza, L’ingannevole paura di non essere all’altezza è un piccolo manuale che aiuta a distaccarsi dalle trappole interiori, scritto con la precisione e la cura di chi conosce bene sia le ferite che le risorse delle persone. È un invito gentile, e per questo ancora più potente, a smettere di dire “non posso” quando il vero ostacolo non è il mondo esterno, ma il modo in cui lo percepiamo.


Frasi sottolineate

Solo «evitando di evitare» quello che la vita ci propone, possiamo metterci alla prova e sviluppare le nostre capacità. L’autostima si guadagna sul campo dimostrando a noi stessi che siamo in grado di fare concretamente, non è un dono del cielo.

 L'ingannevole paura di non essere all'altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore

domenica 30 novembre 2025

Ernest Cline – Ready Player One (trad. Laura Spini – ed. Mondadori)

Ci sono libri che arrivano quando meno te lo aspetti, proprio quando pensi di aver già messo a fuoco una storia perché l’hai vista al cinema. Ready Player One è uno di quei casi in cui la pagina riordina tutto, aggiunge profondità e apre porte che la versione cinematografica, per sua natura, non riesce a contenere. È stato così anche per me: ho scoperto il romanzo solo dopo aver visto il film, rivelando un mondo più complesso, stratificato e autentico.
 
Cline dipinge una società in cui il confine tra fuga e sopravvivenza si fa sottile. La realtà quotidiana è degradata, a volte ostile; al contrario, la vita nell’OASIS rappresenta una promessa di infinite possibilità. Un rifugio che, come tutti i rifugi, può trasformarsi in una prigione o in un’opportunità, a seconda di chi lo abita e del motivo per cui ci entra.
 
Il protagonista, Wade Watts, è un ragazzo brillante e solitario. Non cerca solo un tesoro digitale: è in cerca di un posto nel mondo, di un senso, di una direzione. La caccia all’Easter egg, un rompicapo lasciato dal creatore dell’OASIS prima di morire, diventa così una chiara metafora della crescita, delle scelte e dei sacrifici. La lettura scorre veloce, grazie alla lingua semplice e precisa di Cline, ma lascia dietro di sé un velo di malinconia e domande che rimangono.
 
Uno dei punti di forza del romanzo è la sua capacità di parlare di cultura nerd, videogiochi e citazioni degli anni ’80 senza cadere nella nostalgia fine a se stessa. Ogni riferimento non è un semplice ammiccamento, ma un pezzo di una storia che avanza con una logica interna. E sotto il gioco si nasconde una questione più seria: il conflitto tra chi desidera mantenere l’OASIS libero e chi lo vede come un affare miliardario. Una lotta che non rimane confinata nel mondo virtuale, ma si riversa nella realtà, con conseguenze brutali.
 
Leggendo, si capisce quanto sarebbe stato difficile portare tutto questo sul grande schermo senza dover sacrificare qualcosa. Il libro è pieno di pause, digressioni, dettagli e momenti di riflessione: quella zona grigia in cui si formano i personaggi e si chiarisce la verità delle loro azioni.
 
Ready Player One è quindi molto più di una semplice avventura futuristica. È una storia che parla di fuga e ritorno, delle illusioni necessarie e dei pericoli legati al potere. Un romanzo che esplora mondi virtuali, ma che alla fine invita il lettore a guardare con maggiore attenzione il mondo reale.

 

Frasi sottolineate

«Ho creato OASIS perché non sentivo di avere un posto, nel mondo reale. Lì, non sapevo come creare un legame con le persone. Ho avuto paura per tutta la mia vita. Fino al momento in cui ho saputo che stava finendo. Solo a quel punto ho compreso che, per quanto terrificante e dolorosa possa essere la realtà, è l’unico posto in cui si può trovare la vera felicità. Perché la realtà… è reale. Mi capisci?»

Ready Player One - Ernest Cline - copertina 

domenica 23 novembre 2025

Haruki Murakami – Uomini senza donne (trad. Antonietta Pastore - ed. Einaudi)

"Uomini senza donne" è un libro d'amore e mistero raccontato con delicatezza che solo Haruki Murakami sa fare. Il libro è una raccolta di sette racconti che si avvicinano a te in punta di piedi e, senza che tu te ne accorga, mettono ordine, o disordine, nei tuoi pensieri.

Al centro di tutto, un tema che sembra semplice: la solitudine maschile. Non quella solitudine che fa rumore e si fa notare, ma quella più sottile, che si insinua nelle crepe della vita. Murakami la racconta con uno stile chiaro e misurato, ma capace di toccare il surreale. È il suo modo di farci capire che, se guardiamo bene, la realtà non è mai completamente razionale.

I protagonisti sono uomini comuni, di quella quotidianità che spesso nasconde dolori silenziosi, mancanze difficili da spiegare e domande senza risposta. La perdita, che sia dell’amore, della fiducia o della propria identità, è il filo conduttore delle storie. Murakami osserva senza giudicare, lasciando che i personaggi si muovano liberamente, con la discrezione di chi sa che nessuno può davvero comprendere cosa accade dentro un altro.

La raccolta si snoda attraverso episodi, ognuno con la sua particolare temperatura emotiva:

Un attore che, conversando con la sua autista, affronta il tradimento della moglie e l’incontro ambiguo con l’ultimo amante di lei.

Due studenti, un universitario e un ronin, alle prese con un triangolo affettivo che si rivela più un esercizio di autoinganno che una vera storia d’amore.

Un giovane innamorato di una donna sposata che si interroga, con sorprendente semplicità: “Che cosa sono io?”

Habara, costretto a vivere in isolamento, che riceve visite regolari da una misteriosa “addetta al collegamento”, pronta a offrirgli sesso e racconti enigmatici.

Kino, un uomo lasciato dalla moglie, che sembra accettare tutto con una calma apparente. Una calma che, come spesso accade, nasconde molto più di quanto mostra.

Immaginate Gregor Samsa, reinterpretato da Murakami, che si risveglia in una stanza vuota, privo di memoria: un tributo a Kafka che si trasforma in una metafora della frantumazione dell’identità.

Il racconto conclusivo, Uomini senza donne, racchiude il significato profondo dell’intera raccolta: cosa rimane quando una donna che abbiamo amato svanisce dalla nostra vita.


Murakami non ci offre risposte facili né consolazioni. Ci invita a guardare la vulnerabilità emotiva maschile senza pregiudizi, con la lucidità di chi comprende che, a volte, il dolore più intenso è quello che non si fa sentire.


Frasi sottolineate

Misaki abbassò il vetro e con l’accendisigari della macchina si accese la Marlboro. Aspirò profondamente il fumo, gli occhi socchiusi. Lo tenne per un po’ nei polmoni, poi lo soffiò lentamente fuori dal finestrino.

– Potrebbe esserle fatale, lo sa? – le disse Kafuku.

– Be’, se è per questo, la vita stessa è un rischio fatale.


I ricordi cambiano di continuo, è inevitabile.


Non c’è operazione estetica che possa alzare le capacità intellettive di una persona.


Amare significa proprio questo. Si perde il controllo del proprio cuore, si ha l’impressione di venire travolti da una forza irragionevole.

Uomini senza donne - Haruki Murakami - copertina 

 

domenica 16 novembre 2025

Tim Marshall – Le 10 mappe che spiegano il mondo (trad. Roberto Merlini ed. Garzanti)

 

“Le 10 mappe che spiegano il mondo” di Tim Marshall – Quando la geografia diventa destino

Ci sono idee che sembrano ovvie solo dopo che qualcuno ha avuto il coraggio di esprimerle chiaramente. Tim Marshall, giornalista e analista politico, mette in evidenza una di queste nel suo libro "Le 10 mappe che spiegano il mondo": la geografia non è solo uno sfondo, ma una vera e propria protagonista della storia umana.

Attraverso dieci mappe, Russia, Cina, Stati Uniti, Europa, Africa, Medio Oriente, India e Pakistan, Corea e Giappone, America Latina e Artico, Marshall ci offre un racconto che intreccia la concretezza della terra con la complessità della politica. Montagne, fiumi, deserti e coste diventano personaggi con una volontà propria, capaci di influenzare decisioni, guerre e alleanze.

Il lettore è guidato in un viaggio che è sia narrativo che analitico. Così, si scopre la Russia e la sua incessante ricerca di un porto che non geli; la Cina, spinta verso il mare più per necessità strategica che per ambizione; gli Stati Uniti, protetti dagli oceani ma segnati da fratture interne; l’Africa, intrappolata in confini tracciati da mani che non conoscevano il continente.

Marshall ci ricorda che il presente è il risultato del passato, e che il passato, a sua volta, è influenzato dalla geografia. È una visione deterministica, certo, ma non rigida: il terreno influisce, orienta e costringe, ma lascia anche spazio alla libertà e all’imprevedibilità umana.

La forza del libro è nella sua chiarezza. Affronta i temi complessi di geopolitica, l'autore sa raccontare le difficoltà senza perderne la profondità. È un saggio, ma si legge come un racconto.

In un'epoca in cui l'informazione è dispersa e la complessità può intimorire, "Le 10 mappe che spiegano il mondo" ci invita a dare un nuovo sguardo alle mappe, a riflettere con la mente e con gli occhi. E ci ricorda che, prima di discutere di ideologie o strategie, dovremmo prestare attenzione al terreno su cui camminiamo.

 Le 10 mappe che spiegano il mondo – Tim Marshall

Le 10 mappe che spiegano il mondo - Tim Marshall - copertina 

domenica 9 novembre 2025

Andrea Delogu – Dove finiscono le parole (ed. Rai libri)

 

Ci sono storie che non nascono per insegnare, eppure riescono a farlo con una naturalezza sorprendente. "Dove finiscono le parole. Storia semiseria di una dislessica" di Andrea Delogu è proprio una di queste. Questo libro parla di lettura, scuola, crescita, ma soprattutto di accettazione.

Delogu condivide la sua esperienza con la dislessia in modo così sincero e diretto che sorprende. Da bambina, le lettere le apparivano come “segni indecifrabili e oscuri”, un labirinto in cui ogni parola diventava una vera e propria sfida. In un periodo in cui la dislessia non era ancora riconosciuta o compresa, chi faticava a leggere veniva spesso etichettato come svogliato o distratto. Lei era una di quelle bambine.

Nel libro, Andrea ripercorre la sua infanzia e adolescenza, fino all'età adulta, quando finalmente riceve la diagnosi. È un momento che cambia tutto: non perché le difficoltà svaniscano, ma perché finalmente hanno un nome, un significato, una spiegazione. E a volte, questo è tutto ciò che serve per iniziare a guardarsi con più gentilezza.

Dietro l'immagine pubblica della conduttrice brillante e sorridente, si nasconde una donna che ha dovuto combattere contro un sistema scolastico impreparato, ma anche contro se stessa e l'idea di “non essere abbastanza”. La scrittura di Delogu è diretta, ironica e mai vittimista. Forse è proprio questa leggerezza che le consente di affrontare un tema così complesso senza gravità.

"Dove finiscono le parole" non è solo un memoir: è una piccola dichiarazione d’amore per le diversità, un messaggio di incoraggiamento per chi affronta difficoltà di apprendimento o, più in generale, per chi ha mai sentito di non essere “alla pari” con gli altri.

Alla fine, rimane l’eco di una frase non scritta ma percepita: non sei tu a essere sbagliato, è il mondo, spesso, a non aver ancora imparato a leggerti.

Andrea Delogu – Dove finiscono le parole (ed. Rai libri) 

Dove finiscono le parole. Storia semiseria di una dislessica - Andrea Delogu - copertina