domenica 6 luglio 2025

Chiara Frugoni – A letto nel Medioevo. Come e con chi. (ed. il Mulino)

📚 "A letto nel Medioevo" di Chiara Frugoni: un viaggio tra lenzuola e storie

C'è un pensiero che mi torna in mente ogni volta che leggo un libro di storia: ci immergiamo in racconti di guerre, carestie e migrazioni. Esploriamo la Chiesa, le eresie e le epidemie. Ma ci siamo mai chiesti come vivevano realmente le persone, in quei momenti sospesi tra veglia e sonno? Come dormivano nel Medioevo? Chiara Frugoni, una storica di grande talento con il raro dono di saper osservare i dettagli, parte proprio da questa semplice ma affascinante domanda.

Nel suo libro "A letto nel Medioevo. Come e con chi", Frugoni ci guida in un viaggio attraverso le stanze medievali. Non servono interpretazioni forzate: basta osservare. Davvero osservare. Nei dipinti dell’epoca, nei codici miniati e nelle tavole d'altare, il letto emerge come un protagonista silenzioso, capace di raccontare molto più di quanto possiamo immaginare.

Frugoni ci insegna a decifrare questi dettagli con la pazienza di chi osserva una scena familiare, come un avvocato che scruta un testimone in aula. Il letto non era solo un luogo per dormire; era uno spazio sociale, politico e simbolico. Era il posto dove si nasceva, si ricevevano ospiti, si firmavano contratti e, infine, si moriva.

La privacy, come la intendiamo oggi, era un concetto sconosciuto. Si dormiva in compagnia, in letti grandi o piccoli, condividendo calore, paure e pettegolezzi. Il letto era un palcoscenico, un luogo di verità.

Frugoni riesce a farci percepire il peso delle coperte e il mormorio delle preghiere sussurrate prima di chiudere gli occhi. Con uno stile chiaro e preciso, senza mai cadere nella trappola dell’erudizione fine a sé stessa, ci porta in un Medioevo vibrante, fatto di gesti semplici e profondi.

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A letto nel Medioevo. Come e con chi - Chiara Frugoni - copertina 

 

domenica 29 giugno 2025

Tiago Forte – Il tuo secondo cervello. Un metodo senza precedenti per organizzare le informazioni e aumentare la tua efficienza (trad. Paolo Lucca - ed. Sperling & Kupfer)

 

Ci sono libri che ci spingono a spremere ogni goccia di energia mentale, a potenziare la memoria fino a ricordare (o quasi) qualsiasi cosa. E poi ci sono libri come questo, che scelgono un’altra strada, forse più concreta e più vicina alla realtà di oggi. Invece di obbligarci a trattenere ogni minimo dettaglio, ci invitano a fare ordine nella nostra mente, a liberarci del superfluo e a creare un “secondo cervello” che lavori al nostro fianco.

È proprio questo lo scopo del libro di Tiago Forte: non farci diventare macchine perfette, ma aiutarci a costruire un sistema che ci sostenga e ci accompagni, un alleato silenzioso capace di pensare con noi. A un primo sguardo, potrebbe sembrare il solito manuale di produttività, pensato per chi si sente sommerso dalle informazioni e cerca una via d’uscita. Ma "Il tuo secondo cervello" è molto di più. È un libro pratico, che non fa promesse miracolistiche, ma offre strumenti concreti.

Forte non si atteggia a guru. Scrive con chiarezza, usando una prosa funzionale ma mai sciatta. Introduce l’idea che, in un mondo in cui siamo sommersi da informazioni, non possiamo più affidarci solo alla nostra mente biologica. Abbiamo bisogno di un sistema. Abbiamo bisogno di un metodo. E così, il secondo cervello diventa un ambiente dove possiamo raccogliere, elaborare e riutilizzare le informazioni in modo intelligente. Non solo per ricordare, ma per pensare meglio.

Il cuore del libro è il metodo PARA (Progetti, Aree, Risorse, Archivio), che potrebbe sembrare tecnico, ma in realtà è un esercizio di chiarezza mentale. È come se Forte ci dicesse: smettila di accumulare, inizia a collegare. Non è necessario sapere tutto. È importante sapere dove trovare ciò che ti serve, quando ti serve, e soprattutto come trasformarlo in qualcosa di tuo.

In questo libro c’è la consapevolezza che non possiamo ricordare tutto. E che non dobbiamo farlo. Delegare alla tecnologia non è una resa, ma un atto di intelligenza se ci permette di concentrarci su ciò che conta davvero.

Il tuo secondo cervello è un libro che non fa rumore. Ma lascia tracce. Non si legge per essere ispirati, si legge per cambiare abitudini. E quando si chiude l’ultima pagina, si ha la sensazione – preziosa – di aver imparato qualcosa che potrà davvero servire.

Frasi sottolineate

Verum ipsum factum (vero è ciò che è fatto), del filosofo Giambattista Vico, vissuto a cavallo tra XVII e XVIII secolo. In altre parole, conosciamo solo ciò che facciamo. Per conoscere davvero qualcosa non basta leggerlo su un libro. Finché non le mettiamo in pratica, le idee restano solo pensieri.

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Il tuo secondo cervello. Un metodo senza precedenti per organizzare le informazioni e aumentare la tua efficienza - Tiago Forte,Paolo Lucca - ebook 

domenica 22 giugno 2025

Viktor E. Frankl - Uno psicologo nei lager. (trad. Nicoletta Schmitz Sipos, Matteo Franco ed. Franco Angeli)

 

Nel settembre del 1942, Frankl fu deportato nel campo di Theresienstadt. Successivamente passò per Auschwitz, Kaufering III e Türkheim: quattro campi di concentramento. Ne uscì vivo! "Uno psicologo nei lager" è un libro che è nato da queste esperienze.

Non è un libro facile da catalogare. Non è un memoriale, anche se racconta la dura realtà dei campi. Non è un saggio di psicologia.

È, però, una testimonianza della straordinaria capacità umana di resistere, di scegliere, anche nel buio più profondo.
Frankl ha osservato se stesso e gli altri prigionieri con lo sguardo di uno studioso, ma anche con quello di un uomo ferito.

Ha cercato di capire perché alcuni abbiano ceduto e altri, nonostante le sofferenze inimmaginabili, siano riusciti a mantenere viva una scintilla interiore.
La risposta non l’ha trovata nella forza fisica, né in una speranza vaga del “andrà tutto bene”.

È piuttosto nella capacità di dare un significato alla propria sofferenza, di trovare un senso anche dove sembra non essercene affatto.

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Uno psicologo nei lager. E altri scritti inediti. Nuova ediz. - Viktor E. Frankl - copertina 

domenica 15 giugno 2025

Rossana Campo - Fare l’amore (ed. Ponte alle Grazie)

 

Cos’è, in fondo, la dipendenza affettiva? Non si tratta solo di un attaccamento eccessivo. È qualcosa di più sottile e insidioso: la necessità dell’altro come unica fonte di significato, anche quando l’altro non è realmente presente. O, peggio ancora, quando c’è, ma solo in modo superficiale.

Susi, la protagonista di questa storia, una donna sposata con un passato sentimentale piuttosto turbolento, incontra Mario. È completamente diverso da lei: per estrazione sociale, modo di pensare, persino nel suo approccio alla vita. Eppure, Susi si innamora. Così tanto da mettere in discussione tutto: se stessa, il suo matrimonio, la sua vita.

Mario, però, è chiaro: ama un’altra persona. Ma questo non gli impedisce di frequentare Susi, di lasciarsi desiderare. Lei si aggrappa a ciò che c’è, e a ciò che spera ci sia. Fino a quando la verità, come spesso accade, non si presenta senza mezzi termini.

È su questo terreno che si muove Rossana Campo in "Fare l’amore". Un romanzo breve, scritto in prima persona, che ha il tono di una confidenza e il ritmo spezzato dei pensieri che emergono nelle notti insonni. La protagonista cammina per le strade di Parigi, ma più che altro attraversa la geografia interiore del rimpianto, della solitudine e di un desiderio che non si lascia domare.

La scrittura è diretta e sincera. Non c’è compiacimento né dramma gratuito. Campo riesce a rendere poetica anche la disfatta emotiva, senza mai farla sembrare artificiale. Non offre risposte né morali. Solo uno sguardo chiaro, a volte spietato, sulla verità delle relazioni quando l’amore diventa un pretesto per non guardarsi davvero dentro.

A chi consiglio questo libro? A chi ha sperimentato l’ambiguità di certi legami. A chi comprende che amare, a volte, è solo una forma più raffinata di dipendenza. A chi cerca nella letteratura non un rifugio, ma una chiarezza.

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Fare l'amore - Rossana Campo - copertina 

domenica 18 maggio 2025

Chiara Galeazzi – Poverina (ed. Blackie)

 

“Poverina” di Chiara Galeazzi – Una voce che si rialza, un corpo che ricomincia

Un attacco di panico, o almeno così sembrava. Chiara si trovava da sola in casa, con il cuore che batteva all'impazzata, il respiro affannato e un corpo che sembrava non rispondere. Ma non era panico. Era un ictus. A soli trentasei anni.

"Poverina" non è solo la cronaca di un evento traumatico. È il diario lucido e spietato di un anno sospeso, in cui Chiara Galeazzi, giornalista, autrice e voce brillante della contemporaneità, si confronta con la fragilità del corpo e, insieme, con la narrazione di sé.

Il titolo, "Poverina", è una trappola semantica: da un lato evoca lo sguardo pietoso, spesso paternalistico, che si posa sulla malattia degli altri, un modo per ridurre il dolore altrui a qualcosa che ci fa sentire più al sicuro. Dall'altro, è una provocazione. Perché Galeazzi non cerca compassione, né indulgenza. Vuole parole per raccontare la verità di ciò che le è accaduto, senza filtri e senza eroismi.

Il suo percorso di riabilitazione, fisica, emotiva e sociale, è segnato da domande più che da certezze. Perché è successo a me? Tornerò mai come prima? Posso ancora fidarmi del mio corpo? E, soprattutto, come si vive quando tutto ciò che ti definiva, il lavoro, la velocità, la voce, viene messo in discussione? Chiara riprende a camminare, a muovere una mano, a scrivere. E mentre lo fa, smantella con un'ironia affilata e una lucidità chirurgica la retorica della malattia “che ti cambia in meglio”. Non c'è spazio per edulcorazioni. C'è invece spazio per l'onestà di chi riconosce che la paura è ancora presente, che la fatica non sempre si trasforma in forza, e che guarire non significa tornare indietro, ma piuttosto iniziare un nuovo capitolo tutto da esplorare.

La scrittura è asciutta e precisa, capace di passare da toni incisivi a momenti di dolcezza in un attimo. Non c’è mai un senso di compiacimento, eppure ogni pagina è intrisa di una voce incredibilmente personale, in grado di parlare anche a chi non ha vissuto quella paura. È una voce che si racconta senza cercare di diventare un simbolo, ma proprio per questo riesce a toccare tutti. "Poverina" è un libro imprescindibile. Non solo per ciò che dice sulla malattia, ma anche per ciò che ci spinge a riflettere su come la società tratta chi si trova in difficoltà. È un memoir che si trasforma in un saggio esistenziale, un diario di una battaglia silenziosa, un atto di coraggio sobrio. Di quelli che non fanno rumore, ma che lasciano un'impronta profonda.

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Poverina - Chiara Galeazzi - copertina

domenica 11 maggio 2025

Marco Buticchi – Scusi, bagnino, l’ombrellone non funziona (ed. Longanesi)

 

Ci sono libri che si leggono sotto l’ombrellone, leggeri come l’estate richiede. E poi ci sono libri che parlano dell’ombrellone, o meglio, di tutto ciò che gli gira attorno: il microcosmo tragicomico della spiaggia italiana. "Scusi, bagnino, l’ombrellone non funziona" di Marco Buticchi riesce a essere entrambe le cose.

Se lo leggi distrattamente, potrebbe sembrare solo una raccolta di esagerazioni grottesche e situazioni al limite dell’assurdo. Ma, come spesso accade, è solo un modo per avvicinarsi a ciò che di solito ignoriamo. Perché diciamolo chiaramente: l’Italia balneare è un mondo a parte, con le sue regole non scritte, i suoi personaggi ricorrenti e le sue tragicommedie quotidiane.

Le pagine scorrono come una conversazione sulla battigia, tra richieste assurde e invasioni di campo da parte di turisti sempre sopra le righe. Certo, viene da chiedersi se certi episodi siano reali o frutto di fantasia. Ma, alla fine, serve davvero saperlo? A volte, la realtà è più esagerata della fantasia. E chi ha trascorso almeno un’estate in uno stabilimento balneare ha sicuramente visto certe cose. O, almeno, le ha sfiorate.

Il tono di Buticchi è scanzonato e a tratti surreale, ma riesce anche a far emergere una verità più profonda: dietro la risata si nasconde spesso una riflessione sul nostro modo di vivere gli spazi comuni, sul bisogno di sentirci serviti, al centro dell’attenzione, e a volte persino un po’ ridicoli.

Non è un romanzo che ti cambia la vita. Non è un saggio illuminante. Ma è un libro intelligente nel suo non prendersi troppo sul serio. E questo, soprattutto d’estate, è un grande pregio.

Perfetto da leggere con i piedi nella sabbia e un sorriso ironico sulle labbra. E magari, alla prossima richiesta al bagnino, ci penserete due volte.

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Scusi, bagnino, l'ombrellone non funziona - Marco Buticchi - copertina

domenica 4 maggio 2025

Levy Henriksen – Norwegian Blues (trad. Giovanna Paterniti, ed. Iperborea)

 

Alcune storie si insinuano silenziosamente, come una melodia che inizia con una nota bassa, quasi distratta. E poi, poco a poco, ti avvolgono. “Norwegian Blues” di Levi Henriksen è proprio una di queste. Un libro dove la musica è l'occasione per parlare della vita che continua a pulsare anche quando nessuno la ascolta più.

Il protagonista, un produttore discografico, è un uomo che ha perso il contatto con ciò che conta davvero. Lo troviamo in un momento di crisi creativa, in quella zona grigia dell’anima dove tutto sembra già sentito e già visto. È in questa nebbia che accade l’inatteso: durante una funzione in una chiesa, incontra un trio di ottuagenari che cantano con una forza capace di abbattere ogni pregiudizio. Non sono belli, non sono giovani, ma hanno qualcosa che nel suo mondo rarefatto è diventato merce rara: autenticità.

Henriksen scrive con una leggerezza apparente di chi sa che le parole, se troppo ornate, smettono di dire la verità. La sua lingua è essenziale, quasi pudica, e proprio per questo potente. C’è una malinconia di fondo che somiglia molto alla saggezza: quella che arriva con gli anni, ma solo per chi ha il coraggio di confrontarsi con il proprio passato.

Questa storia è una riflessione, tenera e mai retorica, su ciò che resta quando tutto il resto si consuma: la voce, l’esperienza, il senso delle cose fatte senza un secondo fine. È anche — e forse soprattutto — un elogio della lentezza, dell’imperfezione, del tempo che non è nemico ma complice, se solo impariamo ad ascoltarlo.

“Norwegian Blues” non urla. Non ha bisogno di farlo. Ti accompagna con passo sicuro, tra sorrisi amari e scoperte luminose, ricordandoti che a volte la vera bellezza arriva da dove meno te l’aspetti. E che sì, i valori — quelli veri, non quelli da slogan — contano ancora. Magari non fanno notizia, ma fanno la differenza.

Un libro che sembra una ballata blues: semplice in apparenza, ma con dentro tutto il necessario per commuoverti. E per farti venire voglia di ricominciare a sentire, davvero.

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Frasi sottolineate

… i momenti magici della musica scaturiscono proprio dall’imprevedibilità. Quando si sbaglia un collegamento e ciò nonostante ecco la luce, ecco la vita che colma il cuore di qualcosa impossibile da spiegare.

Uno scrittore di cui avevo letto un’intervista sosteneva che i libri migliori sono quelli mai scritti. Capivo molto bene che cosa intendesse. A volte il successo più grande sta nel fallire invece che ripetere sempre lo stesso successo.

“Dicono che pensare troppo non abbia mai portato a niente di buono.”

Il vero amore non è quello che si proclama ai quattro venti o che dà vita a lunghe e contorte poesie senza punteggiatura. No. Il vero amore non occupa più spazio di due mani una accanto all’altra sul sedile posteriore di un’auto.

Norwegian blues - Levi Henriksen - copertina