domenica 28 dicembre 2025

Edward De Bono – Creatività per tutti (trad. S. Mosca, ed. Rizzoli “Best BUR)

 

Vi è mai capitato di leggere dei libri che arrivano nel momento giusto? Proprio quando sentiamo il bisogno di mettere ordine nei nostri pensieri. "Creatività per tutti" di Edward de Bono è uno di questi: non ci cambierà la vita, ma ci offre un nuovo punto di vista. Da decenni, De Bono, esplora il pensiero creativo e laterale e parte da un’idea quasi rivoluzionaria nella sua semplicità: la creatività non è un dono riservato a pochi. È un’abilità che possiamo imparare! Con questa affermazione è come se ci dicesse: «Puoi farcela anche tu. Devi solo iniziare a pensare in modo diverso.»

Il libro si presenta come un manuale, e questo porta con sé vantaggi e inevitabili svantaggi. A volte si perde un po’, si ripete, e diventa un po’ tecnico. Ma c’è una genuina volontà pedagogica che lo rende accessibile anche a chi non ha familiarità con l’argomento. L’autore non cerca di impressionare: vuole accompagnarci. E in questo riesce bene.

Ci mostra come piccoli cambiamenti nel nostro modo di vedere le cose possano trasformare problemi quotidiani in opportunità di invenzione. La creatività non è un lusso, ma una compagna silenziosa che possiamo portare con noi nel lavoro, a scuola, nelle relazioni e nelle piccole scelte di ogni giorno.

La vera forza del libro non risiede tanto nelle tecniche, alcune preziose, altre un po’ superate, quanto nella sua visione profondamente democratica: tutti possono imparare a pensare meglio. A generare alternative. A non sentirsi intrappolati in un unico modo di fare le cose.

In conclusione, "Creatività per tutti" è un testo imperfetto, ma sorprendentemente umano. Ti invita a fare un passo indietro, a respirare e a ricordare che la mente è uno spazio elastico. E che, a volte, basta un piccolo scarto laterale per cambiare la nostra percezione di ciò che ci circonda.

 

Creatività per tutti - Edward De Bono - copertina 

domenica 7 dicembre 2025

Roberta Milanese – L’ingannevole paura di non essere all’altezza (ed. Ponte alle grazie)

Ci sono momenti in cui la vita sembra seguire un meccanismo strano: desideriamo fare un passo avanti, ma qualcosa, spesso un’ombra che conosciamo fin troppo bene, ci frena. È il regno del “vorrei ma non posso”, un luogo popolato da paure sottili e da blocchi che costruiamo noi stessi. Roberta Milanese, nel suo libro L’ingannevole paura di non essere all’altezza, parte proprio da qui. L’autrice osserva con uno sguardo chiaro e compassionevole come quella sensazione di non essere all’altezza non derivi da reali incapacità, ma da tentativi goffi di proteggerci: il perfezionismo che diventa una gabbia, l’ipercontrollo che ci sfugge di mano, il bisogno di conferme che si moltiplica senza mai essere sufficiente. Un mosaico di abitudini mentali che, invece di salvarci, ci intrappola. Milanese non si perde in teorie astratte. Preferisce la concretezza delle storie, quegli esempi che brillano come lampi nella notte. Mostra persone che arrivano in terapia con il passo incerto di chi teme di non essere all’altezza. Sono donne e uomini a cui la paura ha rubato la libertà, finendo per scivolare in un gorgo silenzioso. Ed è proprio attraverso le domande giuste, quelle che rompono gli automatismi e le convinzioni radicate, che l’autrice racconta come queste persone riescano lentamente a trovare un appiglio, un punto da cui ricominciare a respirare. Il merito maggiore del libro risiede in questa apparente semplicità. Milanese guida il lettore senza pretese di superiorità, con uno stile chiaro che non sacrifica la profondità. Ogni esempio clinico è una scena fondamentale, costruita con l’economia narrativa di chi sa che la verità delle cose non ha bisogno di effetti speciali.

Le soluzioni che vengono proposte non sembrano affatto delle imposizioni dall’alto, ma piuttosto dei percorsi che si svelano gradualmente, un po’ come fa un investigatore che, dopo aver osservato a lungo, inizia finalmente a mettere a fuoco la situazione. E ciò che riesce a vedere è la concreta possibilità di un cambiamento. Certo, chi si aspetta un trattato teorico potrebbe rimanere sorpreso dalla natura divulgativa del testo. Ma sarebbe un errore di valutazione. Infatti, il libro non cerca di convincere attraverso l’autorità di un linguaggio specialistico; piuttosto, desidera aprire nuove prospettive, suggerire modi di pensare diversi e far intravedere un’uscita dove prima c’era solo un muro. In sostanza, L’ingannevole paura di non essere all’altezza è un piccolo manuale che aiuta a distaccarsi dalle trappole interiori, scritto con la precisione e la cura di chi conosce bene sia le ferite che le risorse delle persone. È un invito gentile, e per questo ancora più potente, a smettere di dire “non posso” quando il vero ostacolo non è il mondo esterno, ma il modo in cui lo percepiamo.


Frasi sottolineate

Solo «evitando di evitare» quello che la vita ci propone, possiamo metterci alla prova e sviluppare le nostre capacità. L’autostima si guadagna sul campo dimostrando a noi stessi che siamo in grado di fare concretamente, non è un dono del cielo.

 L'ingannevole paura di non essere all'altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore

domenica 30 novembre 2025

Ernest Cline – Ready Player One (trad. Laura Spini – ed. Mondadori)

Ci sono libri che arrivano quando meno te lo aspetti, proprio quando pensi di aver già messo a fuoco una storia perché l’hai vista al cinema. Ready Player One è uno di quei casi in cui la pagina riordina tutto, aggiunge profondità e apre porte che la versione cinematografica, per sua natura, non riesce a contenere. È stato così anche per me: ho scoperto il romanzo solo dopo aver visto il film, rivelando un mondo più complesso, stratificato e autentico.
 
Cline dipinge una società in cui il confine tra fuga e sopravvivenza si fa sottile. La realtà quotidiana è degradata, a volte ostile; al contrario, la vita nell’OASIS rappresenta una promessa di infinite possibilità. Un rifugio che, come tutti i rifugi, può trasformarsi in una prigione o in un’opportunità, a seconda di chi lo abita e del motivo per cui ci entra.
 
Il protagonista, Wade Watts, è un ragazzo brillante e solitario. Non cerca solo un tesoro digitale: è in cerca di un posto nel mondo, di un senso, di una direzione. La caccia all’Easter egg, un rompicapo lasciato dal creatore dell’OASIS prima di morire, diventa così una chiara metafora della crescita, delle scelte e dei sacrifici. La lettura scorre veloce, grazie alla lingua semplice e precisa di Cline, ma lascia dietro di sé un velo di malinconia e domande che rimangono.
 
Uno dei punti di forza del romanzo è la sua capacità di parlare di cultura nerd, videogiochi e citazioni degli anni ’80 senza cadere nella nostalgia fine a se stessa. Ogni riferimento non è un semplice ammiccamento, ma un pezzo di una storia che avanza con una logica interna. E sotto il gioco si nasconde una questione più seria: il conflitto tra chi desidera mantenere l’OASIS libero e chi lo vede come un affare miliardario. Una lotta che non rimane confinata nel mondo virtuale, ma si riversa nella realtà, con conseguenze brutali.
 
Leggendo, si capisce quanto sarebbe stato difficile portare tutto questo sul grande schermo senza dover sacrificare qualcosa. Il libro è pieno di pause, digressioni, dettagli e momenti di riflessione: quella zona grigia in cui si formano i personaggi e si chiarisce la verità delle loro azioni.
 
Ready Player One è quindi molto più di una semplice avventura futuristica. È una storia che parla di fuga e ritorno, delle illusioni necessarie e dei pericoli legati al potere. Un romanzo che esplora mondi virtuali, ma che alla fine invita il lettore a guardare con maggiore attenzione il mondo reale.

 

Frasi sottolineate

«Ho creato OASIS perché non sentivo di avere un posto, nel mondo reale. Lì, non sapevo come creare un legame con le persone. Ho avuto paura per tutta la mia vita. Fino al momento in cui ho saputo che stava finendo. Solo a quel punto ho compreso che, per quanto terrificante e dolorosa possa essere la realtà, è l’unico posto in cui si può trovare la vera felicità. Perché la realtà… è reale. Mi capisci?»

Ready Player One - Ernest Cline - copertina 

domenica 23 novembre 2025

Haruki Murakami – Uomini senza donne (trad. Antonietta Pastore - ed. Einaudi)

"Uomini senza donne" è un libro d'amore e mistero raccontato con delicatezza che solo Haruki Murakami sa fare. Il libro è una raccolta di sette racconti che si avvicinano a te in punta di piedi e, senza che tu te ne accorga, mettono ordine, o disordine, nei tuoi pensieri.

Al centro di tutto, un tema che sembra semplice: la solitudine maschile. Non quella solitudine che fa rumore e si fa notare, ma quella più sottile, che si insinua nelle crepe della vita. Murakami la racconta con uno stile chiaro e misurato, ma capace di toccare il surreale. È il suo modo di farci capire che, se guardiamo bene, la realtà non è mai completamente razionale.

I protagonisti sono uomini comuni, di quella quotidianità che spesso nasconde dolori silenziosi, mancanze difficili da spiegare e domande senza risposta. La perdita, che sia dell’amore, della fiducia o della propria identità, è il filo conduttore delle storie. Murakami osserva senza giudicare, lasciando che i personaggi si muovano liberamente, con la discrezione di chi sa che nessuno può davvero comprendere cosa accade dentro un altro.

La raccolta si snoda attraverso episodi, ognuno con la sua particolare temperatura emotiva:

Un attore che, conversando con la sua autista, affronta il tradimento della moglie e l’incontro ambiguo con l’ultimo amante di lei.

Due studenti, un universitario e un ronin, alle prese con un triangolo affettivo che si rivela più un esercizio di autoinganno che una vera storia d’amore.

Un giovane innamorato di una donna sposata che si interroga, con sorprendente semplicità: “Che cosa sono io?”

Habara, costretto a vivere in isolamento, che riceve visite regolari da una misteriosa “addetta al collegamento”, pronta a offrirgli sesso e racconti enigmatici.

Kino, un uomo lasciato dalla moglie, che sembra accettare tutto con una calma apparente. Una calma che, come spesso accade, nasconde molto più di quanto mostra.

Immaginate Gregor Samsa, reinterpretato da Murakami, che si risveglia in una stanza vuota, privo di memoria: un tributo a Kafka che si trasforma in una metafora della frantumazione dell’identità.

Il racconto conclusivo, Uomini senza donne, racchiude il significato profondo dell’intera raccolta: cosa rimane quando una donna che abbiamo amato svanisce dalla nostra vita.


Murakami non ci offre risposte facili né consolazioni. Ci invita a guardare la vulnerabilità emotiva maschile senza pregiudizi, con la lucidità di chi comprende che, a volte, il dolore più intenso è quello che non si fa sentire.


Frasi sottolineate

Misaki abbassò il vetro e con l’accendisigari della macchina si accese la Marlboro. Aspirò profondamente il fumo, gli occhi socchiusi. Lo tenne per un po’ nei polmoni, poi lo soffiò lentamente fuori dal finestrino.

– Potrebbe esserle fatale, lo sa? – le disse Kafuku.

– Be’, se è per questo, la vita stessa è un rischio fatale.


I ricordi cambiano di continuo, è inevitabile.


Non c’è operazione estetica che possa alzare le capacità intellettive di una persona.


Amare significa proprio questo. Si perde il controllo del proprio cuore, si ha l’impressione di venire travolti da una forza irragionevole.

Uomini senza donne - Haruki Murakami - copertina 

 

domenica 16 novembre 2025

Tim Marshall – Le 10 mappe che spiegano il mondo (trad. Roberto Merlini ed. Garzanti)

 

“Le 10 mappe che spiegano il mondo” di Tim Marshall – Quando la geografia diventa destino

Ci sono idee che sembrano ovvie solo dopo che qualcuno ha avuto il coraggio di esprimerle chiaramente. Tim Marshall, giornalista e analista politico, mette in evidenza una di queste nel suo libro "Le 10 mappe che spiegano il mondo": la geografia non è solo uno sfondo, ma una vera e propria protagonista della storia umana.

Attraverso dieci mappe, Russia, Cina, Stati Uniti, Europa, Africa, Medio Oriente, India e Pakistan, Corea e Giappone, America Latina e Artico, Marshall ci offre un racconto che intreccia la concretezza della terra con la complessità della politica. Montagne, fiumi, deserti e coste diventano personaggi con una volontà propria, capaci di influenzare decisioni, guerre e alleanze.

Il lettore è guidato in un viaggio che è sia narrativo che analitico. Così, si scopre la Russia e la sua incessante ricerca di un porto che non geli; la Cina, spinta verso il mare più per necessità strategica che per ambizione; gli Stati Uniti, protetti dagli oceani ma segnati da fratture interne; l’Africa, intrappolata in confini tracciati da mani che non conoscevano il continente.

Marshall ci ricorda che il presente è il risultato del passato, e che il passato, a sua volta, è influenzato dalla geografia. È una visione deterministica, certo, ma non rigida: il terreno influisce, orienta e costringe, ma lascia anche spazio alla libertà e all’imprevedibilità umana.

La forza del libro è nella sua chiarezza. Affronta i temi complessi di geopolitica, l'autore sa raccontare le difficoltà senza perderne la profondità. È un saggio, ma si legge come un racconto.

In un'epoca in cui l'informazione è dispersa e la complessità può intimorire, "Le 10 mappe che spiegano il mondo" ci invita a dare un nuovo sguardo alle mappe, a riflettere con la mente e con gli occhi. E ci ricorda che, prima di discutere di ideologie o strategie, dovremmo prestare attenzione al terreno su cui camminiamo.

 Le 10 mappe che spiegano il mondo – Tim Marshall

Le 10 mappe che spiegano il mondo - Tim Marshall - copertina 

domenica 9 novembre 2025

Andrea Delogu – Dove finiscono le parole (ed. Rai libri)

 

Ci sono storie che non nascono per insegnare, eppure riescono a farlo con una naturalezza sorprendente. "Dove finiscono le parole. Storia semiseria di una dislessica" di Andrea Delogu è proprio una di queste. Questo libro parla di lettura, scuola, crescita, ma soprattutto di accettazione.

Delogu condivide la sua esperienza con la dislessia in modo così sincero e diretto che sorprende. Da bambina, le lettere le apparivano come “segni indecifrabili e oscuri”, un labirinto in cui ogni parola diventava una vera e propria sfida. In un periodo in cui la dislessia non era ancora riconosciuta o compresa, chi faticava a leggere veniva spesso etichettato come svogliato o distratto. Lei era una di quelle bambine.

Nel libro, Andrea ripercorre la sua infanzia e adolescenza, fino all'età adulta, quando finalmente riceve la diagnosi. È un momento che cambia tutto: non perché le difficoltà svaniscano, ma perché finalmente hanno un nome, un significato, una spiegazione. E a volte, questo è tutto ciò che serve per iniziare a guardarsi con più gentilezza.

Dietro l'immagine pubblica della conduttrice brillante e sorridente, si nasconde una donna che ha dovuto combattere contro un sistema scolastico impreparato, ma anche contro se stessa e l'idea di “non essere abbastanza”. La scrittura di Delogu è diretta, ironica e mai vittimista. Forse è proprio questa leggerezza che le consente di affrontare un tema così complesso senza gravità.

"Dove finiscono le parole" non è solo un memoir: è una piccola dichiarazione d’amore per le diversità, un messaggio di incoraggiamento per chi affronta difficoltà di apprendimento o, più in generale, per chi ha mai sentito di non essere “alla pari” con gli altri.

Alla fine, rimane l’eco di una frase non scritta ma percepita: non sei tu a essere sbagliato, è il mondo, spesso, a non aver ancora imparato a leggerti.

Andrea Delogu – Dove finiscono le parole (ed. Rai libri) 

Dove finiscono le parole. Storia semiseria di una dislessica - Andrea Delogu - copertina 

domenica 2 novembre 2025

Frank Gramuglia – Il taccuino della vergogna (ed. 96 Rue de-La-Fontaine Edizioni)

Ci sono libri che non cercano di compiacere. Non si sforzano di essere “carini” o di offrire consolazione. Il taccuino della vergogna di Frank Gramuglia è uno di quei libri che ti pongono di fronte alla realtà, senza filtri e con un’ironia amara che sa di verità.

Il protagonista, Federico, è un uomo disincantato, cinico e insofferente. Osserva il mondo da una certa distanza, forse per proteggersi. Le sue relazioni, con le donne, con gli amici, con il lavoro, non sono mai davvero solide, eppure portano con sé la forza delle cose autentiche. Federico ama il sesso, disprezza la monogamia e sembra incapace di fermarsi. Ma dietro la sua ironia e il linguaggio crudo e disinvolto, si nasconde una malinconia profonda: quella di chi fatica a trovare il proprio posto nel mondo.

Gramuglia racconta questa storia, o meglio, questa serie di frammenti di vita, in prima persona, con uno stile asciutto e diretto. Non ci sono abbellimenti, né l’intento di costruire una trama nel senso classico. È un racconto per istantanee: momenti, pensieri, riflessioni e le frustrazioni quotidiane.

Il risultato è un mosaico disordinato ma vibrante, in cui ci si può facilmente riconoscere, soprattutto se si appartiene a quella generazione che lavora tanto, guadagna poco e spesso si sente “presa in giro dalla vita”.

Il linguaggio è volutamente ruvido, a tratti quasi sgraziato, ma sempre sincero. Gramuglia non cerca la frase perfetta, ma quella vera. E questa verità, anche quando è scomoda, arriva. Arriva con forza.

Non sorprende che qualcuno abbia definito il suo stile “realismo sporco”: racconta il mondo per quello che è, senza maschere, e lo fa con una voce che sa essere ironica, graffiante, ma anche profondamente umana.

Chi conosce Frank Gramuglia per il suo lavoro da influencer riconoscerà in queste pagine la stessa incisività con cui, sui social, ha smontato le ipocrisie del mondo del lavoro e della società. Ma Il taccuino della vergogna va oltre: qui si esplora una dimensione più intima e vulnerabile. È come se, dietro il sarcasmo, si aprisse una finestra sull’autenticità, quel momento in cui la battuta cede il passo alla verità.

È un libro che può suscitare opinioni contrastanti. C’è chi lo troverà eccessivo, duro, persino sgradevole. E chi, al contrario, lo percepirà come necessario. Perché non cerca di consolare, ma di esprimere le cose per come sono. E a volte, è proprio da questo punto che inizia la vera comprensione.


Frasi sottolineate

«Vedi Ale, spesso a causa di amici e parenti che non vogliono essere spietati, la gente spreca le proprie vite illudendosi di qualcosa che non esiste.

Davo molta importanza all’amicizia. Era più sincera dell’amore perché non c’era di mezzo il sesso. Era in qualche modo disinteressata, l’amicizia.

Il tempo aggiustava sempre tutto. Era il miglior riparatore dei legami. Nessuno era esattamente lo stesso una volta che fosse passato il giusto quantitativo di tempo.

 Frank Gramuglia – Il taccuino della vergogna

Il taccuino della vergogna - Frank Gramuglia - copertina 

domenica 26 ottobre 2025

Gessica Notaro – Nata sotto una buona Stella (ed. Mondadori)

 

Ci sono storie che conosciamo già, almeno a grandi linee. Storie di cronaca, raccontate e consumate dai media, che rischiano di ridursi a una data, a un volto, a una tragedia. Quella di Gessica Notaro è una di queste. Eppure, in "Nata sotto una buona stella", la sua voce riesce a restituire profondità e verità a ciò che spesso è stato solo un rumore di fondo.

Gessica racconta la sua vita con una sincerità disarmante. Dalla perdita precoce del fratello, del padre, alla passione per l’equitazione e per gli animali, un amore che la accompagna per tutta la vita, fino a quella relazione sbagliata, lenta e tossica, che si trasforma in una prigione. All’inizio c’è l’amore, o qualcosa che gli somiglia. Poi arrivano i segnali disfunzionali, i piccoli abusi quotidiani che erodono la libertà. Lei non li riconosce subito. Lui stringe un cappio invisibile, fatto di parole, di controllo, di paura. Fino a quando la violenza esplode in tutta la sua ferocia.

Con il senno di poi, è facile giudicare. Ma Gessica, in queste pagine, non chiede giudizio. Chiede comprensione, consapevolezza. Racconta per mettere in guardia chi si riconosce nelle stesse dinamiche e per tendere una mano a chi non riesce ancora a liberarsi, o a chi ce l’ha fatta ma fatica a ritrovarsi.

Il libro non è un catalogo di dolore. È piuttosto un diario di rinascita, un viaggio interiore che attraversa la violenza, la fede, la paura, fino alla possibilità di ricominciare. Scrivendo, Gessica compie un atto di coraggio doppio: rivive la ferita e, allo stesso tempo, la trasforma in testimonianza.

Gessica Notaro – Nata sotto una buona Stella 

Nata sotto una buona stella - Gessica Notaro - ebook 

domenica 19 ottobre 2025

Gabriella Greison – Ucciderò il gatto di Schrodinger (ed. Mondadori)

 

Alice ha ventotto anni e vive in un equilibrio instabile. Ha studiato fisica e insegna, ma il suo approccio alla vita non si allinea con le rigide regole del sistema scolastico. Questo porta a una crisi profonda, che si trasforma rapidamente in un tormento esistenziale: la sensazione di non appartenere, né come insegnante né come persona.

In questa solitudine, emerge un interlocutore inaspettato: Erwin Schrödinger. Inizialmente solo un poster appeso nella sua stanza, poi diventa una presenza costante nei suoi sogni, fino a trasformarsi in un compagno di conversazioni, un amico immaginario con cui confrontarsi. È attraverso questi dialoghi che Alice riscopre la fisica quantistica, non come una materia astratta, ma come un linguaggio per esplorare la vita.

Il romanzo alterna riflessioni personali e divulgazione scientifica. Accanto alla voce di Alice, si affacciano figure che hanno segnato la storia del pensiero e dell’innovazione: Einstein, Ada Lovelace, Hedy Lamarr, Planck, Dyson, Susskind. Non sono solo citazioni colte: diventano presenze che illuminano il cammino di ricerca della protagonista.

In fondo, "Ucciderò il gatto di Schrödinger" è la storia di una donna che cerca di risolvere un enigma, quello del famoso gatto, sospeso tra vita e morte, e nel farlo racconta se stessa e ci introduce alla fisica. L’operazione ricorda, in un certo senso, "Il mondo di Sofia": non è un saggio, né un romanzo in senso stretto, ma un ibrido che utilizza la narrazione per aprire porte alla conoscenza.

È un libro che divide: c’è chi amerà Alice per la sua eccentricità e chi la troverà scomoda, forse persino irritante. Ma è proprio in questa imperfezione che risiede la sua forza: un personaggio vivo, autentico, che costringe il lettore a prendere posizione.

Se state cercando una trama semplice e rassicurante, probabilmente questo romanzo non fa per voi. Ma se siete in cerca di una storia che mescoli pensiero scientifico e inquietudine esistenziale, con un tocco di leggerezza e un pizzico di follia, allora vale davvero la pena di immergersi in essa.

Gabriella Greison – Ucciderò il gatto di Schrodinger (ed. Mondadori)

Frasi sottolineate

La conoscenza è sempre meglio dell’ignoranza.

Abbiate paura dell’enormità del possibile.

«Il segreto è il cambiamento» … «Non stare dove non puoi fiorire. Corri, cerca la tua prateria dove esprimerti…»

La Seconda equazione di Schrödinger: ogni essere è un solo essere. L’universo sei tu. L’universo sono io.

«Sono gli errori che ci fanno crescere, sono gli sbagli che ci fanno migliorare, sono le sciocchezze che fanno capire, sono i baratri che ci fanno risorgere, sono gli abissi che ci fanno volare!»

«Dunque se vuoi essere immortale, devi essere vitale, studiare, lavorare e operare per lasciare un segno, fai qualcosa che ti cambi la vita, e che cambi la vita di altri, qualcosa che sia il più longevo possibile, affinché la vita vinca sulla morte. Vincere sul tempo, è una sfida. Sta a te. Grazie.»

 

Ucciderò il gatto di Schrödinger - Gabriella Greison - copertina 

domenica 5 ottobre 2025

Alberto Simone – La felicità sul comodino (ed. Tea)

 Ci sono libri che non richiedono di essere letti dall’inizio alla fine. Non hanno un intreccio complesso, una trama avvincente o colpi di scena. Sono libri che devono essere aperti a caso, magari la sera prima di andare a letto, o in un pomeriggio qualsiasi oppure quando hai bisogno di una pausa. E lì, in una pagina qualsiasi, trovi la frase che ti serve. 
"La felicità sul comodino" di Alberto Simone rientra proprio in questa categoria. È una raccolta di testi brevi, al massimo due pagine ciascuna. Piccole gemme di semplicità. A volte, se lette distrattamente, possono sembrare scontate. Ma è solo un’impressione. Perché quando le leggi nel momento giusto, assumono un significato diverso. Le parole sono lì, stampate su carta, e hanno il potere di arrivare esattamente quando ne hai bisogno. 
Simone non cerca di offrire formule magiche, né promette scorciatoie. Anzi, lo chiarisce subito: 
“... non sarò io a fare tutto al posto vostro. Come chi ha esplorato un territorio sconosciuto, posso darvi indicazioni e persino una mappa. Ma il viaggio dovete farlo voi, in prima persona.” 
Questo è il cuore del libro: un compagno di viaggio che indica la strada, senza mai sostituirsi al lettore. 
Tra i vari capitoli, uno spicca in particolare: "La felicità nascosta". Qui l’autore ci ricorda che la felicità non si trova quasi mai nei grandi eventi, ma nelle piccole cose quotidiane. In un gesto, in una parola, nello sguardo che di solito non notiamo. 
"La felicità sul comodino" non è un manuale di psicologia né un saggio teorico. È piuttosto un libro da tenere vicino, da aprire quando ne hai bisogno. Perché certe frasi non cambiano la vita all’istante, ma hanno la forza di insinuarsi dentro di noi e lavorare lentamente. 
E, a volte, è proprio questo che ci serve: non una rivelazione, ma una voce amica che ci ricordi la strada.

Alberto Simone – La felicità sul comodino (ed. Tea) 

 

La felicità sul comodino. Piccoli segreti per vivere meglio ogni giorno - Alberto Simone - copertina 

domenica 28 settembre 2025

Andrea Scanzi – La sciagura (ed. PaperFIRST)

 

Dopo i libri su Salvini e Renzi, Andrea Scanzi torna con "La sciagura. Giorgia Meloni e il suo governo disastroso." Un titolo che non lascia spazio a interpretazioni: l’autore esplora la figura della prima presidente del Consiglio donna in Italia con lo stesso stile diretto che ha caratterizzato i suoi lavori precedenti, quello di un giornalista che mette in fila fatti, parole e contraddizioni.

Il cuore del libro è chiaro e ineludibile: la politica, troppo spesso, si rivela un’arte dell’incoerenza. Scanzi non si limita a esprimere un’opinione; fa qualcosa di più fondamentale: ricorda. Riporta dichiarazioni, promesse, proclami, e poi dimostra come quelle stesse parole siano state smentite dalla realtà. Non è un’analisi accademica né un trattato politico, ma piuttosto un esercizio di memoria.

Lo stile è scorrevole: capitoli brevi, ritmo incalzante, e un’ironia tagliente. Ci si ritrova a sorridere, a volte a ridere, ma è un riso che lascia un retrogusto amaro. Perché, dietro la satira, si percepisce una fragilità del potere e una distanza tra la retorica politica e la vita di tutti i giorni.

Naturalmente, ci sono dei limiti. Chi cerca proposte concrete o riflessioni sistematiche su riforme e strategie di governo potrebbe rimanere deluso. "La sciagura" non è questo. È piuttosto un atto d’accusa chiaro, che costringe il lettore a confrontarsi con le incoerenze del presente.

E forse è proprio qui che risiede la sua forza. In un’epoca di rapida dimenticanza, ricordare diventa un atto politico. Un modo semplice, ma necessario, per chiedere conto a chi ci governa. 

 

Frasi sottolineata

Ci fosse una volta che dicano: “Vi abbiamo promesso di tutto in campagna elettorale perché sapevamo che per vincere dovevamo prendervi in giro, e tutto sommato ci è venuto proprio bene. È stato persino facile. E adesso? Be’, adesso vi attaccate al tram. E non solo al tram”. Sarebbe forse brutale e indelicato, ma se non altro – per una volta – apprezzerei la schiettezza. 

Andrea Scanzi – La sciagura (ed. PaperFIRST) 

 

...Continuavano a chiamarla sciagura. Nuovo diario tragicomico del governo Meloni - Andrea Scanzi - copertina 

domenica 21 settembre 2025

Björn Larsson - La lettera di Gertrud (trad. Katia De Marco. ed. Iperborea)

 

Immaginate un giorno vi svegliate e scoprite che la storia della vostra famiglia, quella su cui avete costruito la vostra identità e le vostre certezze, si rivela essere una grande menzogna ben custodita. È questo il tema centrale de "La lettera di Gertrud", un romanzo di Björn Larsson pubblicato da Iperborea.

Il protagonista, Martin Brenner, è un genetista, un uomo di scienza e un ateo convinto. La sua vita è ben organizzata, tra lavoro, moglie e figlia. Alla morte della madre tutto cambia quando, una lettera lo catapulta in una nuova realtà: la donna che lo ha cresciuto non si chiamava Maria, ma Gertrud. Non era cattolica, come lui aveva sempre creduto, ma ebrea. E, cosa ancor più scioccante, era sopravvissuta ad Auschwitz.

Questa rivelazione mette in discussione ogni sua certezza. Martin si trova a vivere una crisi profonda: cosa significa ora essere figlio di una sopravvissuta? Cosa significa avere origini ebree? Come affrontare la verità con le persone che ama, con i colleghi, e persino con se stesso? È meglio rimanere in silenzio o ricostruire la propria vita partendo da una verità che arriva troppo tardi?

Larsson esplora questi dilemmi con uno stile sobrio, quasi clinico, ma non privo di emozione. Alterna la tensione narrativa a riflessioni sul significato dell'identità, sul peso delle origini e sulla libertà, reale o presunta, di scegliere chi vogliamo essere. Ne risulta un libro che è al contempo una storia familiare, una meditazione filosofica e un monito civile contro ogni forma di pregiudizio.

"La lettera di Gertrud" è un romanzo che lascia aperte molte domande, proprio come i migliori libri. Non offre risposte facili, e forse è proprio questo il suo valore più grande: ci spinge a guardare dentro di noi e a chiederci quanto di ciò che siamo sia davvero una scelta e quanto, invece, un'eredità dalla quale non possiamo scappare.

Frasi sottolineate

Il difficile non è credere, ma sapere.

è necessario parlare con i propri nemici, leggere i loro scritti, imparare il loro linguaggio, per capire come ragionano. Intavolare un dialogo però è più rischioso che restare in disparte, perché rivelando la propria indentità ci si apre all’avversario, che a sua volta può capire come ragioniamo, cosa sogniamo, di cosa abbiamo paura, che valori difendiamo. Ma è rischioso anche perché ci si apre al cambiamento: si mettono alla prova le proprie convinzioni e le proprie verità.

“La vita è sacra, in senso laico, e inviolabile proprio perché ciascuno di noi ne ha una sola da vivere.”

 La lettera di Gertrud – Björn Larsson

La lettera di Gertrud - Björn Larsson - copertina 

domenica 14 settembre 2025

Anthony Burgess – Arancia Meccanica (trad. Marco Rossari, ed. Einaudi, Super ET)

Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma ci costringono a confrontarci con domande scomode. "Arancia Meccanica", pubblicato nel 1962 da Anthony Burgess, è uno di questi. Il protagonista, Alex, è un quindicenne carismatico e spietato, che trascorre le notti tra furti, aggressioni e violenze. È sia repellente che affascinante. Burgess gli affida la narrazione in prima persona e crea per lui un linguaggio unico, una miscela di lingue e parole reinventate. Inizialmente disorienta, ma presto diventa familiare, costringendo il lettore a vedere il mondo attraverso gli occhi di Alex.

La trama è solo un pretesto. La domanda sottintesa dall'inizio alla fine: è meglio un uomo libero di scegliere il male o una creatura incapace di compiere il male perché privata della propria volontà? Burgess non offre risposte facili. Ci mette di fronte all'ambiguità della libertà e al costante rischio che una società possa cercare di sopprimerla in nome dell'ordine.

Dopo l'ennesimo crimine, Alex finisce in carcere. Qui gli viene proposta la cura Ludovico, una terapia sperimentale che lo costringe a guardare filmati di violenza fino a sviluppare un disgusto istintivo per ogni atto aggressivo. Non si tratta di una guarigione, ma di una manipolazione. Una forma di violenza più sottile, che si traveste da rieducazione.

"Arancia Meccanica" non è un libro facile. Le scene crude possono disturbare, e il linguaggio inventato richiede un po' di pazienza. Ma è proprio questa sfida che lo rende un'esperienza unica. È un romanzo che interroga, che invita a guardarsi dentro, che mette il lettore di fronte a uno specchio scomodo. Un classico che non invecchia, perché le domande che solleva, sulla libertà, sul potere e sulla manipolazione, rimangono, oggi più che mai, terribilmente attuali.

Anthony Burgess – Arancia Meccanica

Arancia meccanica - Anthony Burgess - copertina 

 

 

domenica 7 settembre 2025

Franco Lorenzoni – I bambini ci guardano (ed. Sellerio editore Palermo)

 

Una scuola che pensa, ascolta e resiste al vento contrario

"I bambini ci guardano" di Franco Lorenzoni non si tratta di un saggio accademico, né di un manuale, e nemmeno di un diario scolastico nel senso più stretto del termine. È qualcosa di unico, e forse più prezioso è un racconto sincero e autentico di un insegnante che ha scelto di praticare un’educazione diversa, attenta e lenta. Una scuola che non si lascia trascinare dalle mode didattiche, ma si ferma ad ascoltare.

Lorenzoni non offre risposte facili. Non dà formule preconfezionate. Al contrario, si muove con l’umiltà di chi sa che l’educazione non è una scienza esatta. Apre spazi, pone domande e invita a riflettere. E i bambini rispondono: con parole che sorprendono, emozionano e spesso disarmano per la loro chiarezza.

Si affrontano temi importanti: migrazioni, guerre, giustizia, libertà, ma lo si fa dal punto di vista di una classe elementare. E funziona. Perché Lorenzoni crede davvero che anche i più piccoli possano confrontarsi con le questioni fondamentali della vita. Non per semplificarle, ma per guardarle con occhi nuovi. Più liberi, meno condizionati.

In questo viaggio, l’autore intreccia filosofia, storia, matematica, arte e teatro con naturalezza. Senza forzature. Perché la conoscenza non è divisa in compartimenti stagni, e l’intelligenza fiorisce proprio nei punti di contatto tra le diverse discipline.

La scuola descritta in questo libro non è perfetta, ma è viva. È una scuola che sbaglia, che sperimenta e che si mette in discussione. Ed è proprio per questo che riesce a educare davvero: non forma allievi obbedienti, ma cittadini pensanti. "I bambini ci guardano" è anche una dichiarazione civile. Contro la scuola che costruisce ponti e non barriere.

I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento

I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento - Franco Lorenzoni - copertina 

domenica 24 agosto 2025

Andrew Leatherbarrow – Fukushima, il sole si scioglie. Quando l’ingegneria non basta (e forse non è mai bastata) (trad. Anna Zafesova, ed. Salani Editore)

 

Ci sono libri che raccontano di disastri. Altri, più rari, si concentrano su ciò che c’era prima. Le cause nascoste, le decisioni silenziose, gli errori travestiti da competenza. "Fukushima. Il sole si scioglie" di Andrew Leatherbarrow rientra in questa seconda categoria. Non è un libro che cerca di stupire, e non ha questa ambizione. È un'opera che ti invita a rallentare, a mettere da parte le notizie e ad ascoltare una storia più ampia. Una storia in cui il vero protagonista non è il terremoto del 2011, né lo tsunami che ha colpito la centrale. Il protagonista è l’uomo. O meglio: il sistema. Leatherbarrow non ci guida attraverso l’incidente come aveva fatto in modo brillante con "Chernobyl 01:23:40". Qui, opta per un approccio più sottile e insidioso. Ricostruisce decenni di scelte politiche, pressioni economiche e compromessi tecnici. Mette in evidenza come la dipendenza del Giappone dal nucleare sia emersa non per convinzione, ma per necessità. E lungo questo percorso, la sicurezza è diventata una parola d’uso comune, ma priva di un vero significato concreto. La sensazione, pagina dopo pagina, è inquietante. Come se l’ingegneria, quella che dovrebbe proteggerci, fosse stata usata principalmente per nascondere l’enormità dei rischi. Come se dietro ogni impianto e ogni protocollo ci fosse un accordo non scritto: se tutto va bene, nessuno ne parlerà. Se va male, diremo che nessuno poteva prevederlo. E invece, qualcuno poteva. Qualcuno doveva. Questo non è un libro contro il nucleare. Non è nemmeno un libro ideologico. È un invito a porci la domanda più seria di tutte: non tanto se possiamo fidarci di questa tecnologia, ma se possiamo davvero fidarci di chi la gestisce. E se, dopo averlo letto, non troviamo una risposta chiara, forse è perché la domanda era giusta.

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Fukushima. Il sole si scioglie 

domenica 17 agosto 2025

Daniel Pennac – Capolinea Malaussene (trad. Yasmina Mélaouah, ed. Universale Economica Feltrinelli)

 

Un commovente e nostalgico addio a una delle famiglie più amate della letteratura contemporanea? Ci sono libri che, appena li apri, ti fanno sentire come se stessi chiudendo un cerchio. "Capolinea Malaussène" di Daniel Pennac è sicuramente uno di questi, come suggerisce il titolo. Pennac torna alla sua bizzarra e irresistibile tribù di Belleville, riportandoci in quel microcosmo familiare anarchico e affollato che i lettori della saga conoscono così bene. Ritroviamo Benjamin Malaussène, l'eterno capro espiatorio, con la sua dolce rassegnazione e la sua straordinaria capacità di rimanere al centro del caos senza mai esserne davvero sopraffatto.

Quello che sembra l'inizio di una performance artistica si trasforma rapidamente in un evento drammatico: un rapimento, un mistero, una verità che emerge lentamente. Pennac tesse una trama che, sebbene possa sembrare complessa, è in realtà ben orchestrata, dove nulla è lasciato al caso e ogni personaggio, anche il più marginale, ha un ruolo ben definito.

Il romanzo è ricco di riferimenti ai precedenti episodi della saga, ma questo non è un limite. Al contrario, rappresenta un elemento di coerenza narrativa che arricchisce l'esperienza di lettura. Anche chi non ha letto tutti i volumi può facilmente lasciarsi coinvolgere: lo stile è accessibile, il tono sempre vivace, capace di alternare ironia e malinconia con grande naturalezza.

La vera forza del libro, però, risiede in quel senso di conclusione imminente che lo pervade. Non c'è enfasi né retorica, solo una sottile consapevolezza: le storie, come le persone, invecchiano. E quando giungono al capolinea, lo fanno con dignità. Ma questo non significa che smettano di esistere. Rimangono nella memoria del lettore, pronte a essere riscoperta, magari solo sfogliando una vecchia pagina.

È davvero l’ultimo libro della saga? Forse sì. Ma anche se così fosse, è un finale che ha senso. Una chiusura sincera, affettuosa, che rende giustizia al mondo che Pennac ha saputo creare in oltre trent’anni.

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Frasi sottolineate

Benjamin è al corrente?”

No, figuriamoci. Sigma lo protegge, Benjamin, da tutte questi giochetti della modernità. Dice che non sarebbe contento di scoprire che oggi la verità è qualcosa che si costruisce.”


...trasformate ogni rogna in un’occasione di apprendimento.

Capolinea Malaussène - Daniel Pennac - copertina 

domenica 3 agosto 2025

Andrea Mancino - Come farsi addomesticare dal proprio gatto (ed. De Agostini)

 

“Mentre noi pensiamo di addomesticare loro, in realtà sono loro ad addomesticare noi”

Ci sono libri che iniziano come piccoli giochi di parole e si trasformano, lentamente, in riflessioni profonde sulla nostra vita quotidiana. "Come farsi addomesticare dal proprio gatto" di Andrea Mancino è proprio questo: un libro che sembra leggero, quasi ironico, ma che sotto la superficie nasconde un messaggio molto serio. Con delicatezza. Senza mai prendersi troppo sul serio.

Il titolo stesso è una chiara dichiarazione d’intenti. L’idea centrale è semplice, e chi vive con un gatto lo sa bene: pensiamo di educare i nostri animali domestici, ma in realtà sono loro a insegnare a noi. O meglio: sono loro a riplasmare le nostre abitudini, a ridefinire i nostri spazi, a ristrutturare la nostra routine. Il tutto con la discrezione di chi non chiede mai, ma riesce sempre a ottenere ciò che vuole.

Andrea Mancino scrive in modo diretto e essenziale. Non cerca effetti speciali. Condivide la sua esperienza con due gatti che, pagina dopo pagina, si rivelano molto più di semplici animali da compagnia. Sono osservatori silenziosi, compagni imprevedibili e, senza alcuna pretesa, insegnanti inconsapevoli di autenticità.

C’è un passaggio che mi ha colpito per la sua semplicità:

“Perché modificare me stesso per piacere agli altri?”

Questa domanda nasce dallo sguardo di un gatto, un animale che incarna la libertà, incapace di fingere, di nascondersi, di vivere per compiacere. Mancino la pone senza alcuna retorica, quasi con un senso di meraviglia. E in quella domanda si apre un varco più ampio: il libro diventa una riflessione sul nostro modo di essere, spesso intrappolato da aspettative esterne, ruoli e una ricerca di approvazione che ci allontana dalla nostra vera essenza.

La forza del libro risiede proprio qui: nella sua abilità di mescolare aneddoti teneri e divertenti con spunti di riflessione profonda, senza mai risultare pesante.

In un mondo di libri che spesso cercano di attirare l'attenzione, "Come farsi addomesticare dal proprio gatto" si distingue per la sua voce calma, il suo sottile senso dell'umorismo e una verità semplice: non siamo sempre noi a decidere come vivere; a volte, sono gli incontri inaspettati, anche con un gatto, a guidarci verso un percorso più autentico.

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Come farsi addomesticare dal proprio gatto - Andrea Mancino - copertina 

domenica 27 luglio 2025

Ilaria Tuti – Come vento cucito alla terra (ed. TEA Superpocket)

Ci sono libri che raccontano di guerra e altri che si concentrano sulle persone che vivono la guerra. "Come vento cucito alla terra" di Ilaria Tuti rientra nella seconda categoria.


Durante la Prima guerra mondiale un gruppo di donne medico decide di partire come volontarie per curare i soldati feriti: prima in Francia, poi in Belgio e infine in Inghilterra. Ma il vero nemico non è solo quello che spara dall'altra parte del fronte; è un avversario più insidioso: il pregiudizio.

In un'epoca in cui le donne erano viste come inadatte alla medicina e ad altre attività, queste protagoniste sfidano ogni convenzione. Non solo devono mantenere in vita corpi lacerati, ma devono anche difendere ogni giorno il loro diritto di farlo.

La scrittura di Tuti è chiara e diretta. Non si perde in retorica o sentimentalismi. Ci guida attraverso le sale operatorie improvvisate, tra gli sguardi dei feriti, nell'aria carica dell'odore di sangue e disinfettanti. E lo fa con una delicatezza che non manca di fermezza.

Il titolo, "Come vento cucito alla terra", è un'immagine perfetta. Queste donne sono come un soffio di vento, capaci di portare sollievo. Ma sono anche salde, radicate, impossibili da piegare.

Accanto alla narrazione storica, si intreccia una storia d'amore che sboccia nel contesto più inaspettato: la guerra. Un amore che diventa simbolo di libertà, capace di fiorire nonostante tutto.

Quello di Tuti non è solo un romanzo storico. È un libro che parla di coraggio, dignità e cura. Ci ricorda che la vera forza si misura nei gesti silenziosi, nelle battaglie invisibili, nella scelta di rimanere umani anche quando sarebbe più facile chiudersi in sé stessi.


Frase sottolineata

“Che tu resti con tua figlia, Cate, o la affidi ad altri per inseguire il futuro che vuoi per entrambe, ci sarà sempre qualcuno che non capirà, che dirà che sbagli…”

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Come vento cucito alla terra - Ilaria Tuti - copertina 

domenica 20 luglio 2025

Roberto Morelli – DISCIPLINA DA NAVY SEAL: Come sviluppare la mentalità, la forza di volontà e l'autodisciplina delle forze speciali più temute al mondo (Auto pubblicato)

 

Ci sono libri che ingannano già dalla copertina. Non tanto per malizia, quanto per la difficoltà di inquadrarli a prima vista. All’inizio, devo ammettere, non era affatto chiaro che tipo di libro fosse questo di Roberto Morelli: un manuale per scolpire un fisico d’acciaio, in stile Navy SEAL? Un’autobiografia ricca di aneddoti militari? Niente di tutto ciò.

Morelli parte da un dato che potrebbe sembrare banale, ma in realtà nasconde un’osservazione profonda: solo il 25% dei candidati riesce a superare la durissima selezione dei Navy SEAL. E a farcela non è il più forte o il più veloce, ma chi ha una motivazione autentica, quasi viscerale.

Questa idea diventa il cuore del libro. Non ci parla di muscoli, ma di mente. Non di addominali scolpiti, ma di pensieri chiari e determinazione granitica. Morelli ci guida, con un tono semplice e diretto, in un percorso che non assomiglia a un addestramento fisico, ma a un allenamento interiore. Un viaggio fatto di strategie, piccole abitudini quotidiane e esercizi mentali.

La scrittura è volutamente essenziale, quasi scarna, come una serie di appunti presi in fretta ma con chiarezza. Le sezioni brevi sono perfette per chi non ha mai affrontato testi di crescita personale: ogni concetto arriva dritto al punto, senza fronzoli, pronto per essere messo alla prova nella vita reale.

Certo, a chi cerca dettagli sull’addestramento reale dei SEAL, sudore, notti insonni, missioni impossibili, non è questo il libro giusto. E chi ha già letto altri manuali di self-help potrebbe riconoscere concetti già noti.

Ma se ci si avvicina a queste pagine con lo spirito giusto, si scopre un invito a riscoprire la motivazione come nucleo centrale della disciplina. La forza interiore, ci ricorda Morelli, è l’unica arma davvero indispensabile per affrontare le sfide, sia sul campo di battaglia che nella vita di tutti i giorni.

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DISCIPLINA DA NAVY SEAL: Come sviluppare la mentalità, la forza di volontà e l'autodisciplina delle forze speciali più temute al mondo - copertina 

domenica 13 luglio 2025

Andrea Scanzi - Demolition Man. Matteo Renzi, la tragedia della politica italiana (Ed. Rizzoli)

 

📖 Demolition Man di Andrea Scanzi: una tragedia tutta italiana

E' un libro che racconta la realtà in modo neutro? Oppure, attraverso una lente ben definita? "Demolition Man. Matteo Renzi, la tragedia della politica italiana" di Andrea Scanzi rientra nel secondo caso. Scanzi non è nuovo alla scrittura provocatoria. Conosciamo il suo stile, diretto, incisivo e talvolta impietoso. In questo libro, la sua critica si concentra su un solo protagonista: Matteo Renzi. Il titolo, "Demolition Man", è un gioco di parole amaro. Renzi si era presentato come il rottamatore, l’uomo che avrebbe spazzato via le vecchie incrostazioni della politica italiana. E in parte ci è riuscito. Tuttavia, secondo Scanzi, ha finito per demolire soprattutto la fiducia dei cittadini nella politica, oltre al partito che lo aveva lanciato. Il libro non si limita a raccontare una storia personale; è un ritratto collettivo, un affresco in cui la classe politica italiana appare stanca, autoreferenziale e spesso incapace di mantenere le promesse. Se ne salvano pochi, e "pochi" è un eufemismo che Scanzi non esita a sottolineare. Un capitolo in particolare, “Un uomo di parola”, racchiude perfettamente il senso di questa analisi: una dissezione minuziosa delle promesse, dei voltafaccia e delle scelte tattiche che hanno caratterizzato la carriera di Renzi. Leggendolo, si avverte quasi un senso di amarezza, come se il vero bersaglio dell’autore non fosse solo un singolo politico, ma l’intera idea di un rinnovamento mai davvero realizzato.

Lo stile di Scanzi è fluido, vivace e a tratti divertente, non scivola nella superficialità. Si percepisce la sua rabbia, ma anche la lucidità di chi ha osservato per anni la scena politica italiana, conoscendo a menadito vizi e virtù. Questo libro non è per chi cerca conforto o speranza; è per chi desidera comprendere, anche a costo di arrabbiarsi. Un'opera che svela contraddizioni e fallimenti, invitandoci, con un certo senso di malinconia, a riflettere su cosa significhi davvero "fare politica" in Italia oggi. In sostanza, Demolition Man non è solo un ritratto di Matteo Renzi, ma un piccolo specchio in cui, volenti o nolenti, siamo chiamati a guardarci.

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Demolition Man. Matteo Renzi, la tragedia della politica italiana - Andrea Scanzi - copertina 

domenica 6 luglio 2025

Chiara Frugoni – A letto nel Medioevo. Come e con chi. (ed. il Mulino)

📚 "A letto nel Medioevo" di Chiara Frugoni: un viaggio tra lenzuola e storie

C'è un pensiero che mi torna in mente ogni volta che leggo un libro di storia: ci immergiamo in racconti di guerre, carestie e migrazioni. Esploriamo la Chiesa, le eresie e le epidemie. Ma ci siamo mai chiesti come vivevano realmente le persone, in quei momenti sospesi tra veglia e sonno? Come dormivano nel Medioevo? Chiara Frugoni, una storica di grande talento con il raro dono di saper osservare i dettagli, parte proprio da questa semplice ma affascinante domanda.

Nel suo libro "A letto nel Medioevo. Come e con chi", Frugoni ci guida in un viaggio attraverso le stanze medievali. Non servono interpretazioni forzate: basta osservare. Davvero osservare. Nei dipinti dell’epoca, nei codici miniati e nelle tavole d'altare, il letto emerge come un protagonista silenzioso, capace di raccontare molto più di quanto possiamo immaginare.

Frugoni ci insegna a decifrare questi dettagli con la pazienza di chi osserva una scena familiare, come un avvocato che scruta un testimone in aula. Il letto non era solo un luogo per dormire; era uno spazio sociale, politico e simbolico. Era il posto dove si nasceva, si ricevevano ospiti, si firmavano contratti e, infine, si moriva.

La privacy, come la intendiamo oggi, era un concetto sconosciuto. Si dormiva in compagnia, in letti grandi o piccoli, condividendo calore, paure e pettegolezzi. Il letto era un palcoscenico, un luogo di verità.

Frugoni riesce a farci percepire il peso delle coperte e il mormorio delle preghiere sussurrate prima di chiudere gli occhi. Con uno stile chiaro e preciso, senza mai cadere nella trappola dell’erudizione fine a sé stessa, ci porta in un Medioevo vibrante, fatto di gesti semplici e profondi.

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A letto nel Medioevo. Come e con chi - Chiara Frugoni - copertina 

 

domenica 29 giugno 2025

Tiago Forte – Il tuo secondo cervello. Un metodo senza precedenti per organizzare le informazioni e aumentare la tua efficienza (trad. Paolo Lucca - ed. Sperling & Kupfer)

 

Ci sono libri che ci spingono a spremere ogni goccia di energia mentale, a potenziare la memoria fino a ricordare (o quasi) qualsiasi cosa. E poi ci sono libri come questo, che scelgono un’altra strada, forse più concreta e più vicina alla realtà di oggi. Invece di obbligarci a trattenere ogni minimo dettaglio, ci invitano a fare ordine nella nostra mente, a liberarci del superfluo e a creare un “secondo cervello” che lavori al nostro fianco.

È proprio questo lo scopo del libro di Tiago Forte: non farci diventare macchine perfette, ma aiutarci a costruire un sistema che ci sostenga e ci accompagni, un alleato silenzioso capace di pensare con noi. A un primo sguardo, potrebbe sembrare il solito manuale di produttività, pensato per chi si sente sommerso dalle informazioni e cerca una via d’uscita. Ma "Il tuo secondo cervello" è molto di più. È un libro pratico, che non fa promesse miracolistiche, ma offre strumenti concreti.

Forte non si atteggia a guru. Scrive con chiarezza, usando una prosa funzionale ma mai sciatta. Introduce l’idea che, in un mondo in cui siamo sommersi da informazioni, non possiamo più affidarci solo alla nostra mente biologica. Abbiamo bisogno di un sistema. Abbiamo bisogno di un metodo. E così, il secondo cervello diventa un ambiente dove possiamo raccogliere, elaborare e riutilizzare le informazioni in modo intelligente. Non solo per ricordare, ma per pensare meglio.

Il cuore del libro è il metodo PARA (Progetti, Aree, Risorse, Archivio), che potrebbe sembrare tecnico, ma in realtà è un esercizio di chiarezza mentale. È come se Forte ci dicesse: smettila di accumulare, inizia a collegare. Non è necessario sapere tutto. È importante sapere dove trovare ciò che ti serve, quando ti serve, e soprattutto come trasformarlo in qualcosa di tuo.

In questo libro c’è la consapevolezza che non possiamo ricordare tutto. E che non dobbiamo farlo. Delegare alla tecnologia non è una resa, ma un atto di intelligenza se ci permette di concentrarci su ciò che conta davvero.

Il tuo secondo cervello è un libro che non fa rumore. Ma lascia tracce. Non si legge per essere ispirati, si legge per cambiare abitudini. E quando si chiude l’ultima pagina, si ha la sensazione – preziosa – di aver imparato qualcosa che potrà davvero servire.

Frasi sottolineate

Verum ipsum factum (vero è ciò che è fatto), del filosofo Giambattista Vico, vissuto a cavallo tra XVII e XVIII secolo. In altre parole, conosciamo solo ciò che facciamo. Per conoscere davvero qualcosa non basta leggerlo su un libro. Finché non le mettiamo in pratica, le idee restano solo pensieri.

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Il tuo secondo cervello. Un metodo senza precedenti per organizzare le informazioni e aumentare la tua efficienza - Tiago Forte,Paolo Lucca - ebook 

domenica 22 giugno 2025

Viktor E. Frankl - Uno psicologo nei lager. (trad. Nicoletta Schmitz Sipos, Matteo Franco ed. Franco Angeli)

 

Nel settembre del 1942, Frankl fu deportato nel campo di Theresienstadt. Successivamente passò per Auschwitz, Kaufering III e Türkheim: quattro campi di concentramento. Ne uscì vivo! "Uno psicologo nei lager" è un libro che è nato da queste esperienze.

Non è un libro facile da catalogare. Non è un memoriale, anche se racconta la dura realtà dei campi. Non è un saggio di psicologia.

È, però, una testimonianza della straordinaria capacità umana di resistere, di scegliere, anche nel buio più profondo.
Frankl ha osservato se stesso e gli altri prigionieri con lo sguardo di uno studioso, ma anche con quello di un uomo ferito.

Ha cercato di capire perché alcuni abbiano ceduto e altri, nonostante le sofferenze inimmaginabili, siano riusciti a mantenere viva una scintilla interiore.
La risposta non l’ha trovata nella forza fisica, né in una speranza vaga del “andrà tutto bene”.

È piuttosto nella capacità di dare un significato alla propria sofferenza, di trovare un senso anche dove sembra non essercene affatto.

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Uno psicologo nei lager. E altri scritti inediti. Nuova ediz. - Viktor E. Frankl - copertina 

domenica 15 giugno 2025

Rossana Campo - Fare l’amore (ed. Ponte alle Grazie)

 

Cos’è, in fondo, la dipendenza affettiva? Non si tratta solo di un attaccamento eccessivo. È qualcosa di più sottile e insidioso: la necessità dell’altro come unica fonte di significato, anche quando l’altro non è realmente presente. O, peggio ancora, quando c’è, ma solo in modo superficiale.

Susi, la protagonista di questa storia, una donna sposata con un passato sentimentale piuttosto turbolento, incontra Mario. È completamente diverso da lei: per estrazione sociale, modo di pensare, persino nel suo approccio alla vita. Eppure, Susi si innamora. Così tanto da mettere in discussione tutto: se stessa, il suo matrimonio, la sua vita.

Mario, però, è chiaro: ama un’altra persona. Ma questo non gli impedisce di frequentare Susi, di lasciarsi desiderare. Lei si aggrappa a ciò che c’è, e a ciò che spera ci sia. Fino a quando la verità, come spesso accade, non si presenta senza mezzi termini.

È su questo terreno che si muove Rossana Campo in "Fare l’amore". Un romanzo breve, scritto in prima persona, che ha il tono di una confidenza e il ritmo spezzato dei pensieri che emergono nelle notti insonni. La protagonista cammina per le strade di Parigi, ma più che altro attraversa la geografia interiore del rimpianto, della solitudine e di un desiderio che non si lascia domare.

La scrittura è diretta e sincera. Non c’è compiacimento né dramma gratuito. Campo riesce a rendere poetica anche la disfatta emotiva, senza mai farla sembrare artificiale. Non offre risposte né morali. Solo uno sguardo chiaro, a volte spietato, sulla verità delle relazioni quando l’amore diventa un pretesto per non guardarsi davvero dentro.

A chi consiglio questo libro? A chi ha sperimentato l’ambiguità di certi legami. A chi comprende che amare, a volte, è solo una forma più raffinata di dipendenza. A chi cerca nella letteratura non un rifugio, ma una chiarezza.

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Fare l'amore - Rossana Campo - copertina 

domenica 18 maggio 2025

Chiara Galeazzi – Poverina (ed. Blackie)

 

“Poverina” di Chiara Galeazzi – Una voce che si rialza, un corpo che ricomincia

Un attacco di panico, o almeno così sembrava. Chiara si trovava da sola in casa, con il cuore che batteva all'impazzata, il respiro affannato e un corpo che sembrava non rispondere. Ma non era panico. Era un ictus. A soli trentasei anni.

"Poverina" non è solo la cronaca di un evento traumatico. È il diario lucido e spietato di un anno sospeso, in cui Chiara Galeazzi, giornalista, autrice e voce brillante della contemporaneità, si confronta con la fragilità del corpo e, insieme, con la narrazione di sé.

Il titolo, "Poverina", è una trappola semantica: da un lato evoca lo sguardo pietoso, spesso paternalistico, che si posa sulla malattia degli altri, un modo per ridurre il dolore altrui a qualcosa che ci fa sentire più al sicuro. Dall'altro, è una provocazione. Perché Galeazzi non cerca compassione, né indulgenza. Vuole parole per raccontare la verità di ciò che le è accaduto, senza filtri e senza eroismi.

Il suo percorso di riabilitazione, fisica, emotiva e sociale, è segnato da domande più che da certezze. Perché è successo a me? Tornerò mai come prima? Posso ancora fidarmi del mio corpo? E, soprattutto, come si vive quando tutto ciò che ti definiva, il lavoro, la velocità, la voce, viene messo in discussione? Chiara riprende a camminare, a muovere una mano, a scrivere. E mentre lo fa, smantella con un'ironia affilata e una lucidità chirurgica la retorica della malattia “che ti cambia in meglio”. Non c'è spazio per edulcorazioni. C'è invece spazio per l'onestà di chi riconosce che la paura è ancora presente, che la fatica non sempre si trasforma in forza, e che guarire non significa tornare indietro, ma piuttosto iniziare un nuovo capitolo tutto da esplorare.

La scrittura è asciutta e precisa, capace di passare da toni incisivi a momenti di dolcezza in un attimo. Non c’è mai un senso di compiacimento, eppure ogni pagina è intrisa di una voce incredibilmente personale, in grado di parlare anche a chi non ha vissuto quella paura. È una voce che si racconta senza cercare di diventare un simbolo, ma proprio per questo riesce a toccare tutti. "Poverina" è un libro imprescindibile. Non solo per ciò che dice sulla malattia, ma anche per ciò che ci spinge a riflettere su come la società tratta chi si trova in difficoltà. È un memoir che si trasforma in un saggio esistenziale, un diario di una battaglia silenziosa, un atto di coraggio sobrio. Di quelli che non fanno rumore, ma che lasciano un'impronta profonda.

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Poverina - Chiara Galeazzi - copertina

domenica 11 maggio 2025

Marco Buticchi – Scusi, bagnino, l’ombrellone non funziona (ed. Longanesi)

 

Ci sono libri che si leggono sotto l’ombrellone, leggeri come l’estate richiede. E poi ci sono libri che parlano dell’ombrellone, o meglio, di tutto ciò che gli gira attorno: il microcosmo tragicomico della spiaggia italiana. "Scusi, bagnino, l’ombrellone non funziona" di Marco Buticchi riesce a essere entrambe le cose.

Se lo leggi distrattamente, potrebbe sembrare solo una raccolta di esagerazioni grottesche e situazioni al limite dell’assurdo. Ma, come spesso accade, è solo un modo per avvicinarsi a ciò che di solito ignoriamo. Perché diciamolo chiaramente: l’Italia balneare è un mondo a parte, con le sue regole non scritte, i suoi personaggi ricorrenti e le sue tragicommedie quotidiane.

Le pagine scorrono come una conversazione sulla battigia, tra richieste assurde e invasioni di campo da parte di turisti sempre sopra le righe. Certo, viene da chiedersi se certi episodi siano reali o frutto di fantasia. Ma, alla fine, serve davvero saperlo? A volte, la realtà è più esagerata della fantasia. E chi ha trascorso almeno un’estate in uno stabilimento balneare ha sicuramente visto certe cose. O, almeno, le ha sfiorate.

Il tono di Buticchi è scanzonato e a tratti surreale, ma riesce anche a far emergere una verità più profonda: dietro la risata si nasconde spesso una riflessione sul nostro modo di vivere gli spazi comuni, sul bisogno di sentirci serviti, al centro dell’attenzione, e a volte persino un po’ ridicoli.

Non è un romanzo che ti cambia la vita. Non è un saggio illuminante. Ma è un libro intelligente nel suo non prendersi troppo sul serio. E questo, soprattutto d’estate, è un grande pregio.

Perfetto da leggere con i piedi nella sabbia e un sorriso ironico sulle labbra. E magari, alla prossima richiesta al bagnino, ci penserete due volte.

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Scusi, bagnino, l'ombrellone non funziona - Marco Buticchi - copertina

domenica 4 maggio 2025

Levy Henriksen – Norwegian Blues (trad. Giovanna Paterniti, ed. Iperborea)

 

Alcune storie si insinuano silenziosamente, come una melodia che inizia con una nota bassa, quasi distratta. E poi, poco a poco, ti avvolgono. “Norwegian Blues” di Levi Henriksen è proprio una di queste. Un libro dove la musica è l'occasione per parlare della vita che continua a pulsare anche quando nessuno la ascolta più.

Il protagonista, un produttore discografico, è un uomo che ha perso il contatto con ciò che conta davvero. Lo troviamo in un momento di crisi creativa, in quella zona grigia dell’anima dove tutto sembra già sentito e già visto. È in questa nebbia che accade l’inatteso: durante una funzione in una chiesa, incontra un trio di ottuagenari che cantano con una forza capace di abbattere ogni pregiudizio. Non sono belli, non sono giovani, ma hanno qualcosa che nel suo mondo rarefatto è diventato merce rara: autenticità.

Henriksen scrive con una leggerezza apparente di chi sa che le parole, se troppo ornate, smettono di dire la verità. La sua lingua è essenziale, quasi pudica, e proprio per questo potente. C’è una malinconia di fondo che somiglia molto alla saggezza: quella che arriva con gli anni, ma solo per chi ha il coraggio di confrontarsi con il proprio passato.

Questa storia è una riflessione, tenera e mai retorica, su ciò che resta quando tutto il resto si consuma: la voce, l’esperienza, il senso delle cose fatte senza un secondo fine. È anche — e forse soprattutto — un elogio della lentezza, dell’imperfezione, del tempo che non è nemico ma complice, se solo impariamo ad ascoltarlo.

“Norwegian Blues” non urla. Non ha bisogno di farlo. Ti accompagna con passo sicuro, tra sorrisi amari e scoperte luminose, ricordandoti che a volte la vera bellezza arriva da dove meno te l’aspetti. E che sì, i valori — quelli veri, non quelli da slogan — contano ancora. Magari non fanno notizia, ma fanno la differenza.

Un libro che sembra una ballata blues: semplice in apparenza, ma con dentro tutto il necessario per commuoverti. E per farti venire voglia di ricominciare a sentire, davvero.

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Frasi sottolineate

… i momenti magici della musica scaturiscono proprio dall’imprevedibilità. Quando si sbaglia un collegamento e ciò nonostante ecco la luce, ecco la vita che colma il cuore di qualcosa impossibile da spiegare.

Uno scrittore di cui avevo letto un’intervista sosteneva che i libri migliori sono quelli mai scritti. Capivo molto bene che cosa intendesse. A volte il successo più grande sta nel fallire invece che ripetere sempre lo stesso successo.

“Dicono che pensare troppo non abbia mai portato a niente di buono.”

Il vero amore non è quello che si proclama ai quattro venti o che dà vita a lunghe e contorte poesie senza punteggiatura. No. Il vero amore non occupa più spazio di due mani una accanto all’altra sul sedile posteriore di un’auto.

Norwegian blues - Levi Henriksen - copertina